“Vogliamo terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace”. Le Pantere Nere e quel pugno alzato sotto il cielo olimpico

L’immagine è una di quelle che hanno segnato la storia del XX secolo. E’ il 1968 ed i due velocisti neri Tommie Smith e John Carlos, nel corso dei giochi olimpici di Città del Messico, salgono sul podio per ritirare rispettivamente l’oro e il bronzo nei 200 metri. Tommie Smith ha stabilito il record del mondo con la velocità di 19”83. Questo record resisterà 11 anni e sarà battuto da Pietro Mennea che firmerà il suo celebre 19″72, durante le Universiadi del 1979. I due velocisti statunitensi salgono sul podio scalzi e una volta ricevute le medaglie si voltano per ascoltare l’inno nazionale. In quel momento, chinano il capo e alzano un pugno con un guanto nero. Il loro gesto ha lo scopo di portare all’attenzione del mondo le istanze del Black Panther Party. A seguito della protesta, i due velocisti furono sospesi con effetto immediato dalla squadra americana e furono espulsi dal villaggio olimpico, n0ba0cd4302a62993bbb9e328bc6fd86bonostante avessero ottenuto la solidarietà di molti atleti bianchi. Il gesto passerà alla storia come  il più importante atto di protesta mai avvenuto durante un’edizione delle Olimpiadi. Nonostante fossero due miti dell’atletica, Smith e Carlos pagarono caro l’atto simbolico. La loro carriera fu fortemente ostacolata ma, oramai, nulla poteva cambiare il fatto che la loro leggenda era già iniziata e rimarrà legata per sempre ad un’immagine… una fotografia.

Negli Stati Uniti erano gli anni delle grandi proteste dei neri contro le discriminazioni, proteste rappresentate da attivisti del calibro di Malcom X e Martin Luther King ma, erano anche gli anni del Black Panther Party la storica organizzazione rivoluzione afroamericana. L’obiettivo del partito delle Pantere nere era quello di ottenere la liberazione sostanziale e non più solo formale dei neri d’America fortemente discriminati in ogni campo della vita sociale e politica oltre che oggetto di violente repressioni da parte delle forze dell’ordine. Le Pantere nere basarono la propria azione politica su un articolato programma che prevedeva dieci punti fondamentali

  1. Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera
  2. Vogliamo piena occupazione per la nostra gente
  3. Vogliamo la fine della rapina della nostra comunità nera da parte dell’uomo bianco
  4. Vogliamo abitazioni decenti, adatte a esseri umani
  5. Vogliamo per la nostra gente un’istruzione che smascheri la vera natura di questa società americana decadente. Vogliamo un’istruzione che ci insegni la nostra vera storia e il nostro ruolo nella società attuale
  6. Vogliamo che tutti gli uomini neri siano esentati dal servizio militare
  7. Vogliamo la fine immediata della brutalità della polizia e dell’assassinio della gente nera
  8. Vogliamo la libertà per tutti gli uomini neri detenuti nelle prigioni e nelle carceri federali, statali, di contea e municipali
  9. Vogliamo che tutta la gente nera rinviata a giudizio sia giudicata in tribunale da una giuria di loro pari o da gente delle comunità nere, come è previsto dalla costituzione degli Stati Uniti
  10. Vogliamo terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace

Ma, al di là dei proclami, essi appoggiarono diverse iniziative concrete come un programma di assistenza sanitaria gratuita per i neri, diedero vita ad una scuola politica per gli adulti, vararono un programma di colazioni gratuite per i bambini poveri e un programma di trasporti per i parenti dei detenuti neri che non potevano spostarsi autonomamente. Gli fu contestato il ripudio della “non violenza” ma essi portarono le armi solo come deterrente, come forma di autodifesa e chiamarono questa azioni “Patrolling”. Esse consistevano nel seguire gli interventi della polizia armati, in modo da condizionarne l’operato, impedendo che questa abusasse del suo potere contro le persone di colore che fermava.

L’esperienza politica del Black Panther Party, si concluse sotto la scure della repressione posta in atto da Edgar Hoover che culminò con l’assassinio di uno degli esponenti del partito nel 1969. Nonostante ciò, i suoi leaders divennero simboli della rivolta contro la discriminazione razziale e dell’emancipazione degli afroamericani. I neri attraverso figure come Tommie Smith e John Carlos e grazie all’esempio ed al sacrificio di uomini come Malcom X e Martin Luther King riuscirono con gli anni ad ottenere parità di diritti e libertà sostanziale. Anche noi, qui al sud, avremmo bisogno dei nostri Tommie Smith e John Carlos e avremmo bisogno di capire che tutte le battaglie di liberazione, di emancipazione, di autodeterminazione sono le nostre battaglie, che da esse dovremmo apprendere come garantire un futuro migliore ai nostri figli, un futuro in cui la libertà non sia solo enunciata in un foglio di carta mai applicato ma il luogo ove tutti, di fatto, possano avere “terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace”

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