Vincenzo Tiberio: un medico molisano che prima di Fleming scoprì il potere terapeutico di alcune muffe

b454b88f14afa9ab5136042a0daf1e19Fleming … Fleming. Questo nome non mi è nuovo! Direbbe molto probabilmente Totò. Basta cercare su un qualsiasi motore di ricerca perché il nome di Alexander Fleming venga associato alla penicillina quale scopritore. Su Wikipedia, ad esempio, è scritto: “Sir Alexander Fleming […] pubblicò numerosi articoli su batteriologia, immunologia e chemioterapia. I suoi successi più noti sono stati la scoperta dell’ enzima lisozima nel 1922 e l’avere isolato la sostanza antibiotica penicillina dal fungo Penicillium notatum nel 1928, per cui ricevette il Premio Nobel per la medicina nel 1945 assieme a Florey e Chain”.

Ma se invece si fanno alcune ricerche più accurate, spunta fuori un’ altra data: 1895. Perché? Semplicemente perché in quella data un giovane da poco laureato, Vincenzo Tiberio, stampò un libretto dal titolo «Sugli estratti di alcune muffe» nel quale si legge: “Appare chiaro che nella sostanza cellulare delle muffe esaminate sono contenuti dei principi solubili in acqua forniti di azione battericida“.

Vincenzo Tiberio nacque il 1° maggio 1869 a Sepino, vicino Campobasso, da una famiglia benestante. Iscrittosi alla Facoltà di Medicina presso l’ Università di Napoli, Vincenzo si trasferì da alcuni parenti che vivevano ad Arzano. Il paese, o meglio, la casa che lo accolse giocò un ruolo fondamentale per le ricerche del giovane molisano, fu qui che venne attratto per la prima volta dalle muffe.

La casa in cui Vincenzo Tiberio risiedeva aveva un pozzo da cui si attingeva l’ acqua potabile, ma il giovane constatò che ogni qual volta le pareti del pozzo venivano ripulite dalla presenza di alcune muffe che col tempo si formavano, le persone che bevevano l’acqua attinta dallo stesso pozzo presentavano dei disturbi intestinali fino alla formazione di nuove muffe. Tiberio intuì che le muffe avevano grande parte nella potabilità dell’acqua e immaginò che tra le muffe e alcuni batteri si verificasse il fenomeno dell’antibiosi (l’inibizione che un organismo esercita sullo sviluppo di un altro organismo).

All’ epoca ancora laureando, Tiberio portò alcuni campioni in facoltà, ma solo dopo la laurea ebbe il permesso di poter accedere al laboratorio d’ igiene dell’ università, diretto dal professore Vincenzo de Giaxa. Passarono altri cinque anni dopo i quali l’ambiente scientifico ufficiale dell’epoca liquidò le conclusioni del potere anti-battericida delle muffe notato da Tiberio come una serie di «coincidenze».

Vincenzo Tiberio stava per scoprire il potere di antibiosi della penicillina. Lo avrebbe capito sicuramente se il suo studio non fosse stato snobbato. La sua relazione comparve su Annali che avevano scarsa diffusione, specie all’estero perché scritti in italiano, e nessuno si rese conto della portata di quelle ricerche, partite semplicemente dall’osservazione delle muffe che si formavano nel pozzo dello zio di Arzano. Il giovane Tiberio aveva intuito, trent’anni prima di Fleming, il potere degli antibiotici, ma la sua relazione finale, stampata a cura dell’Università , finì in archivio senza che nessuno si rendesse conto della portata della scoperta.

L’ anno successivo, nel 1896, Vincenzo Tiberio, forse deluso da un’ Italia più impegnata nella politica colonialista che in quella della ricerca scientifica, prese parte al concorso per Medico di 2ª classe nel Corpo sanitario marittimo e lo vinse. Nella sua carriera militare riuscì comunque a distinguersi: nella spedizione verso Zanzibar dove riuscì a curare alcuni marinai affetti da vaiolo e beri-beri grazie all’integrazione degli estratti della pianta della china e del ferro. Tornato in Italia si attivò per portare soccorso alle popolazioni duramente colpite dal terribile terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria dove, con l’unità navale di cui era responsabile, riuscì a portare in salvo oltre 2000 persone. Nel 1913 venne trasferito in Libia per assumere l’incarico di direttore del Laboratorio di analisi di quella infermeria: qui portò a termine studi, successivamente documentati in un importante lavoro scientifico, sulla «Patologia libica e vaccinazione antitifica». La vaccinazione antitifica, da lui disposta con tempestività, evitò l’attecchimento della malattia nel personale della Regia Marina tanto che si verificarono nel 1913 solamente due casi. Promosso a Maggiore venne trasferito a Napoli dove il 7 gennaio 1915 morì per infarto nel suo laboratorio, dove aveva ripreso le ricerche sulle muffe. Tredici anni dopo, per un semplice caso, Fleming scoprì la penicillina: “Mentre lavoravo con stafilococchi di diversi ceppi, alcune piastre di coltura furono collocate da una parte sul banco del laboratorio e di tanto in tanto venivano esaminate. Nel corso di tali esami queste piastre si trovavano necessariamente esposte all’aria e vennero contaminate da vari microrganismi. Si è rilevato che, intorno a una grande colonia di muffa contaminatrice, le colonie di stafilococchi diventavano trasparenti ed erano evidentemente soggette a lisi (dissoluzione)” (Fleming, A., British Journal of Experimental Pathology, 1929).

Della scoperta di Vincenzo Tiberio iniziata ad Arzano non si parlò più fino agli anni Quaranta, quando si ebbero in Italia le prime notizie della penicillina, il miracoloso rimedio regalato all’umanità dalla scoperta di Fleming.  Passò ancora altro tempo prima che la scienza ufficiale rendesse merito al precursore di questa grande scoperta: il fascicolo degli “Annali” con la sua relazione fu estratto dall’ archivio e ristampato nel 1955 a cura dell’Istituto di Igiene dell’Università di Napoli; si svolsero vari convegni in suo onore, ma la sua figura è rimasta relegata agli ambienti medici.

 

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4 Risposte

  1. Alessandro Maria Rocco Germano ha detto:

    publicate articoli molto interessanti!

  2. Marco rosati dermatologo ha detto:

    Come potere avere copia dell’articolo in questione…?!? Grazie

    • Daniela Alemanno ha detto:

      Parli degli Annali di Tiberio? Dovresti vedere all’ Archivio di Stato oppure dell’ Università di Napoli

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