Unità d’Italia: la storia inedita del figlio di Garibaldi

di Valerio Rizzo

Lanciata circa un mese fa da Anita Garibaldi, la pronipote dell’Eroe dei due Mondi, durante la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, sta facendo il giro del Web.

Stiamo parlando di uno scoop storico che, se confermato dai documenti, potrebbe riscrivere una pagina ancora oscura del Risorgimento italiano: quella del Brigantaggio che da più parti, ormai, viene vista come una “lotta partigiana” con connotati di una vera e propria “guerra civile”.

La discendente di Giuseppe Garibaldi afferma che il figlio, Ricciotti Garibaldi, abbia combattuto nelle file dei Briganti contro l’Unità d’Italia, e, di fronte a un Bruno Vespa sbigottito, sostiene: “”Mio nonno tornato a Caprera, si indignò talmente tanto dello sfruttamento del Meridione da parte della nuova Italia, che andò a combattere con i Briganti”

Il fatto storico a cui fa riferimento è quello del territorio di Castagna, in provincia di Catanzaro, in cui operava un gruppo di briganti capeggiati dal garibaldino Raffaele Piccoli, che combatteva

contro i bersaglieri e le forze piemontesi. Guerriglia andata avanti fino al 1870 coinvolgendo anche il comune di Filadelfia (VV).

Fatto sta che la verità sul periodo storico che va dal 1860 al 1890 è ancora contorta e piena di contraddizioni, ma soprattutto pare che alcuni documenti siano ancora “secretati”.

Da più di 30 anni, storici minori e cacciatori di documenti inediti stanno scandagliando gli archivi statali e comunali e ormai i tempi per affrontare l’argomento delle verità storiche pare essere maturo e molti accademici stanno andando al di là delle retoriche tavolette risorgimentali dei “buoni e i cattivi”.

Lo stesso Giuseppe Garibaldi affermò, in una lettera ad Adelaide Cairoli del 1868, “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

index

6129 Total Views 3 Views Today

Potrebbero interessarti anche...

3 Risposte

  1. alvaro piattoli ha detto:

    sono sconvolto! ho più di 80 anni e pur non essendo uno storico ho sempre seguito con interesse le vicende degli italiani (convinto tuttavia ke la, storia la scrivono i vincitori) ma quello ke è emerso da poco tempo mi indigna profondamente e mi stupisce ke malgrado siano trascorsi 60 anni dalla fine dell’ultimo conflitto e la riconquista della libertà nessun giornalista o scrittore abbia fatto dikiarazioni pubblike su come si siano svolti i fatti. forse qualcuno può aver scritto qualcosa, ma non certo a livello di conoscenza generale.

  2. Mimmo Loiero ha detto:

    “…Ricciotti Garibaldi, figlio maggiore di Giuseppe Garibaldi, non andò in Calabria. In Calabria Ricciotti vi si trovava in quel periodo quasi stabilmente, in quanto, assieme a suo fratello Menotti e ad Achille Fazzari, calabrese di Stalettì.
    Abitava a Catanzaro ed era impegnato nei lavori di costruzione della Ferrovia Ionica.
    La società Menotti Garibaldi, Luigi Caruso e Achille Fazzari aveva infatti vinto l’appalto della ferrovia ionica per i lavori del traforo della galleria di Copanello.
    Ricciotti Garibaldi non combattè assieme ai briganti e neanche contro.
    Anche perché nella Calabria Ultra e soprattutto a sud di Catanzaro, nel periodo postunitario, di briganti non si vide neanche l’ombra. In questa zona invece, fiorì il brigantaggio nel cosiddetto “decennio francese”, prima sotto il regno di Giuseppe Bonaparte e poi sotto il regno di Gioacchino Murat, anche come conseguenza della sconfitta della Rivoluzione Partenopea.
    I “Fatti di Filadelfia” a cui la pronipote dell’eroe dei due mondi, sicuramente, si riferisce, sono un episodio della storia patria finora sconosciuto. Perché nascosto, insabbiato e addirittura cancellato dalla memoria collettiva.
    Ma non furono un fatto di briganti, bensì un vero e proprio tentativo rivoluzionario di abbattere i Savoia e proclamare la “Repubblica Universale” come predicavano Mazzini, la Massoneria internazionale e lo stesso Carlo Marx.

    Fu un tentativo al quale parteciparono con disegni diversi, ruoli diversi e diverse aspettative, molte delle fattispecie politiche presenti e operanti, verso la fine dell’Ottocento, nell’Italia, allora come adesso, non molto unita.
    Partecipò la sinistra liberale, molto forte dopo l’impresa dei Mille e l’Unificazione.
    Parteciparono gli anarchici, allora ancora nella Prima Internazionale Comunista.
    Partecipò la massoneria italiana e internazionale, sia quella del Grande Oriente che, soprattutto, quella più nuova di Rito Scozzese.
    Partecipò, o finse di partecipare, anche il partito degli agrari, scontento del governo per la Tassa sul macinato, e sul quale facevano affidamento Mazzini e i mazziniani.
    Infine, ma non meno importanti, parteciparono spezzoni del nascente movimento socialista italiano.
    Al contrario di quanto fu, in seguito, ad arte, raccontato per intorbidare, mistificare e imbrogliare le acque, non vi furono in quel movimento rivoluzionario, elementi borbonici o che si ispirassero, anche solo vagamente, ai Borboni e al Regno delle Due Sicilie.
    I Fatti di Filadelfia (Rivoluzione Universale di Filadelfia) ebbero riflessi nazionali ed un’eco notevole anche in parlamento e, per un attimo, fecero tremare l’establishment, ancora non abbastanza saldo e in sella, del “partito” monarchico e della destra italiana legata a Cavour.
    Ricciotti Garibaldi, pur nominato ufficialmente comandante militare della Rivoluzione di Filadelfia, non organizzò o diresse grandi combattimenti. La partecipazione di Ricciotti (e Menotti) al movimento rivoluzionario di Filadelfia fu infatti, ambigua, strana, oscura, e poi, come la partecipazione dell’apostolo Pietro all’Ultima Cena, fu, da loro stessi, negata, insabbiata, mascherata.
    Tutta questa storia fu insomma un vero intricatissimo puzzle.
    Un pasticcio.
    Un mistero.
    Un giallo politico le cui conseguenze pesarono sulla storia d’Italia e forse anche sulla storia internazionale degli anni successivi…”
    Testo tratto dalla prefazione al mio romanzo Oscura Luce Calabra.
    I fatti descritti, come la repressione del movimento detta sempre “incruenta” anche se fece 13 morti e una ventina di feriti, è ampiamente documentato persino da atti parlamentari.
    http://www.adgedizioni.vendografica.com/Mistero-Bizzarro-Storia-di-briganti-tamarri-massoni-e-cortigiane

  3. Mimmo Loiero ha detto:

    Chiedo scusa. Ho sbagliato a linkare il libro. Oscura Luce Calabra è qui: http://www.adgedizioni.vendografica.com/libri-narrativa/Oscura%20Luce%20Calabra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *