Renata “Fonte” di coraggio e incorruttibilità

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Siete mai stati nel Parco di Porto Selvaggio?  È un polmone verde a ridosso della costa ionica salentina, nel comune di Nardò, vicino Lecce. Tre antiche torri, Torre dell’ Alto, Torre Uluzzo e Torre Inserraglio, sono poste lì, come guardiani possenti a controllare che la pace del Parco resti intatta, che la sua natura non venga sconvolta.

7 chilometri costieri di rocce affioranti che sprofondano in mare e di sorgenti d’ acqua dolce, tracce preistoriche nella Grotta del Cavallo, un’ area complessiva di 1122 ettari, dei quali circa 300 di pineta di pini d’Aleppo, ma anche capperi, finocchio marino, lentisco, mirto e carrubi, olivastri e qualche pero selvatico; l’ambiente è ricchissimo di specie botaniche e animali: il cardellino, il fringuello, il verdone, i biacchi, i ramarri, le lucertole, la volpe, la donnola, il riccio.

Un patrimonio davvero inestimabile per tutto il Salento. Un’ area che ancora oggi resta incontaminata. Tutto questo si deve ad un’ unica persona. Una donna forte, combattiva e coraggiosa che negli anni ’80 si distinse per il proprio impegno politico e sociale, divenendo figura di primo piano nella lotta contro la speculazione edilizia: Renata Fonte.

E mi ritrovo a parlare di una figura importante, di uno degli eroi della nostra terra. E gli eroi, come oggi vengono definiti, andrebbero ricordati ogni giorno come esempio a cui cercare di ambire, in ogni gesto del quotidiano. E allora è oggi che parlerò di questa grande Donna salentina, di lei … “Fonte” di coraggio.

Renata è nata a Nardò il 10 marzo del 1951. Ancora bambina, per questioni legate alla propria famiglia, si trasferì per un periodo, ma una volta rientrata nel comune neretino si è subito dedicata alla vita civile della sua città. È una maestra laureata in Lingue e Letterature straniere; nel 1982 si candida alle elezioni amministrative e diventa la prima consigliere e assessore del suo partito (il P.R.I.).  Renata ricopre prima il ruolo di assessore alle Finanze, poi si sposta all’assessorato della Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo e al direttivo provinciale del P.R.I, diventando responsabile per la provincia del settore “Cultura”.

Il suo impegno più grande arriverà con il ruolo di dirigente del Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio: in un periodo in cui a Nardò la lotta politica è accanita e dura, Renata scopre gli illeciti riguardanti alcune  speculazioni edilizie e paventate lottizzazioni cementizie nell’ area di Porto Selvaggio. La Fonte è una persona integerrima, non cede, alza la voce utilizzando anche i mass-media come cassa di risonanza pur di difendere la propria terra; riesce a scuotere l’ opinione pubblica e a sollevare “grandi quantità di polvere” con il sostegno di giornali e televisioni. La sua battaglia culmina con  l’emanazione dalla  Regione Puglia di un’apposita Legge di tutela del parco, ancora oggi vigente.

A dimostrazione della sua onestà, della sua forza e della sua incorruttibilità  restano i discorsi e le registrazioni dei Consigli comunali che testimoniano quanto lei rifiutasse simili bassezze, di come lottasse per sostenere valori di trasparenza ed integrità nella gestione della Cosa pubblica.

Era diventata “fastidiosa” Renata. Andava ad interferire, evidentemente, con i piani di qualcuno. Così, la sera del 31 marzo 1984, di ritorno dal consiglio comunali, due sicari la freddano con tre colpi di pistola sulla soglia di casa. Aveva da poco compiuto 33 anni e ad attenderla per cena, c’ erano il marito e le due figlie, Sabrina e Viviana.

L’ omicidio creò un forte scalpore; quello della Fonte era il primo omicidio di mafia nel Salento con vittima un politico donna. In pochissime settimane, gli inquirenti assicurano alla giustizia i vari livelli dell’organizzazione: gli esecutori materiali, gli intermediari ed il mandante di primo livello, tutti condannati nei successivi tre gradi di giudizio. La magistratura aveva seguito varie ipotesi sul delitto, compiendo ampie e travagliate indagini e riuscendo a scoprire il nome degli assassini (Domenico My e Marcello Durante), attraverso la testimonianza di un vicino di casa della vittima che riconosce la macchina su cui fuggono. Appare subito chiaro che costoro non sono altro che killer assoldati. Il mandante di primo livello è risultato essere un collega di partito di Renata e primo dei non eletti alle elezioni amministrative, noto come “procuratore di pensioni per finti invalidi”: avrebbe dato ordine di uccidere Renata per risentimento nei suoi confronti. La sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Lecce dichiara la presenza di ulteriori personaggi, ad oggi non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili con l’elezione di Renata Fonte. I responsabili vengono condannati a scontare vari anni di carcere. La magistratura chiude il caso (fonte www.donnedellarealta.wordpress.com).

Renata Fonte ha vissuto perla sua terra, amandola profondamente e l’ eredità più bella che potesse lasciarci è proprio il Parco naturale di Porto Selvaggio; la sua memoria rivive nella sua terra solo negli anni più recenti, figura della quale per troppo si è taciuto, ma della quale, fortunatamente, si ricomincia a parlare. Carlo Bonino ne ha narrato la vita nel libro “La posta in gioco”, edito da Carmine De Benedittis, dal quale è stato tratto l’omonimo film, egregiamente interpretato da Lina Sastri e Turi Ferro per la regia di Sergio Nasca. Nel 2009, in occasione del 25º anniversario della morte, è stata inaugurata al Parco di Porto Selvaggio una stele in memoria dell’impegno civile e politico di Renata. Ogni anno, inoltre, sotto insistenza e cura delle figlie di Renata Fonte, viene assegnato un premio, alla madre dedicato, a coloro che nel corso dell’anno si sono distinti per impegno istituzionale e opposizione ai comportamenti mafiosi.

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