Pizzomunno: una triste storia d’ amore

Oggi racconterò una storia d’ amore. Triste, ma pur sempre d’ amore …

Lo scenario è quello bellissimo del Gargano, che non ha bisogno di mie descrizioni “arzigogolate” per apparire, nella vostra immaginazione o attraverso i vostri ricordi, ancora più bello. L’ ambientazione è quella della magnifica Vieste, definita non a caso “la perla del Gargano”, con le sue spiagge e le sue calette che portano al mare cristallino, le enormi sculture create ad hoc dalla natura per meravigliare con quelle strane opere di architettura calcarea. Come l’ Arco di San Felice che imponente squarcia la roccia per concedere un elegante passaggio al mare e poi lui, Pizzomunno, alto e fiero nella sua mastodontica statura. Ed e qui, da questo faraglione incastonato nella sabbia proprio come un diamante pregiato, che inizia la nostra storia.

C’ era una volta … sì, c’ era una volta,

una baia abitata da sirene che con il loro canto cercavano di ammaliare navigatori stanchi in cerca di un approdo sicuro nel vicino villaggio. Si trattava di un villaggio piccolo e semplice, composto da capanne abitate soprattutto da pescatori. Le capanne erano quasi a ridosso del mare, in modo che i pescatori non trovassero difficoltà nel trasporto del pesce. Il lavoro era tanto, il mare del Gargano era ricco di pesci e il brulicare sulla spiaggia era incessante. Pizzomunno, un giovane pescatore del villaggio, spiccava fra tutti. E non solo per le sue abilità nella pesca, ma soprattutto per le sue fattezze fisiche: era alto, forte, bellissimo e queste sue doti affascinavano qualunque donzella del posto. Nello stesso villaggio viveva Cristalda la cui rara bellezza, incorniciata dalle onde dei suoi capelli che parevano spighe di grano al vento , fecero innamorare perdutamente Pizzomunno. E l’ amore fu presto corrisposto e i due giovani non ebbero altri pensieri che non quelli rivolti al proprio amato.

Ma ahimè, Pizzomunno era un pescatore ed ogni sera doveva assolvere il proprio compito. Lasciava quindi al tramonto la spiaggia e per tutta la notte restava in mare … lì, dove le sirene ammaliatrici riemergevano attratte anch’ esse dalla bellezza fuori dal comune del ragazzo.

“Oh voi che non temete, udite il suo canto! Con voce ammaliante irrompe nella farraginosa mente. Mulinate le braccia e remate, alla ricerca di colei sì desiderata. Stremati, vi abbandonate al lungo sonno. L’onda si apre… Beffarda emerge e vi ruba l’anima.” (Il canto della sirena – Ulisse e i naviganti – Iliade)

Ma Pizzomunno era come sordo alla suadente voce delle sirene. Per convincerlo si offrirono di diventare sue serve e lui il loro re per stargli vicino in eterno. Gli promisero di non prendersi la sua vita a patto che lui le seguisse in fondo al mare dove lo avrebbero deliziato di ogni bene e di tutte le attenzioni. Ma il suo amore per Cristalda lo rendeva immune a quel canto e a nulla servivano lusinghe e promesse di vita eterna. La sua fedeltà lo rendeva forte e resistente a qualunque tentazione.

Che affronto questo per le sirene! Che umiliazione! Un mortale non cedeva a loro e per di più per una donna qualunque! L’ invidia crebbe in loro e ben presto organizzarono la propria vendetta.

Il tempo passò serenamente, nella tranquilla routine della vita del villaggio e nulla lasciava presagire che ben presto, tutto sarebbe cambiato. Venne il tramonto, Cristalda come suo solito accompagnò l’ amato Pizzomunno in spiaggia, per trascorrere con lui i momenti precedenti alla sua battuta notturna. Erano soliti scherzare spensierati e magari concedersi qualche innocua effusione. Quando ad un tratto, mentre i primi raggi della luna rischiaravano i loro volti, il mare “sputò” dai suoi abissi le sirene che riemersero dalle acque con il chiaro scopo di rapire la tanto invidiata Cristalda. La strapparono ferocemente dalle braccia di Pizzomunno e la condussero con loro nel profondo del mare. Il giovane cercò invano di raggiungere la sua amata, si affidò alla sua voce e, seguendone il suono, cercò di raggiungerla. Ma fu tutto vano … stremato Pizzomunno si abbandonò al proprio dolore che, grazie anche a tutte le lacrime versate, lo pietrificò trasformandolo in roccia. La mattina seguente gli altri pescatori del villaggio, recandosi sulla spiaggia, trovarono un enorme monolite bianco, quello che oggi è il simbolo di Vieste.

Anche se triste, la storia di questo amore non finisce così. Il sortilegio infatti si spezza ogni cento anni, ma solo per una notte, quando gli ultimi raggi del sole sciolgono il sale restituendo a Pizzomunno le sue sembianze umane; a Cristalda è concesso di riemergere dagli abissi e riabbracciare l’ amato. Ai due giovani  fino alle prime luci del sole, che solo per quell’ occasione diventa traditore, è permesso nuovamente di amarsi. Poi ancora il buio, l’ immobilità per altri 100 anni …

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