‘O Gegante ‘e Palazzo

Nel giardino del Museo Archeologico di Napoli dimora un grande busto di marmo, il “Busto di Giove da Cuma”.

10404206_10153090516794076_5018441790323607994_n

‘O Gegante ‘e Palazzo nella sua attuale collocazione – giardino del Museo Archeologico di Napoli

 

Tale busto, ritrovato nel ‘600 a Cuma, fu portato nel 1668 a Napoli per volere del Vicerè spagnolo don Pedro Antonio d’Aragona, gli furono rifatte gambe e braccia e fu collocato su un ampio piedistallo di marmo a pochi passi dalla Fontana del Gigante (che oggi fa bella mostra di sè in via Partenope), all’angolo della strada che congiungeva la nuova Darsena con Largo di Palazzo, in cima alla salita che, da quel momento, fu chiamata la Salita del Gigante  (attuale via Cesario Console).

gigante-750x400

Il Gigante in una stampa che lo raffigura nella sua collocazione seicentesca, con di fianco la Fontana del Gigante, oggi in via Partenope

La statua, ribattezzata ben presto con il nome di ‘O Gegante ‘e Palazzo, non fu probabilmente molto amata dai napoletani, tanto da divenire ben presto il luogo dove esprimere il disappunto del popolo verso il vicereame. Divenne, infatti, prima una sorta di vespasiano e poi il luogo dove i napoletani apponevano “le satire”, indirizzate ai potenti di Napoli. Tali satire, redatte in versi e prose, nel tempo non risparmiarono nessuno, Vicerè, principi, nobili e cardinali furono tutti oggetto dello scherno e dell’ironia del popolo partenopeo, fino al punto di rendere necessaria la presenza di una guardia per estirpare questa abitudine. Inutile dire che tale provvedimento si dimostrò del tutto inutile, come anche l’istituzione di una taglia, infatti Luis de la Cerda, duca di Medinaceli, divenuto viceré nel 1695, mise un premio di 8.000 scudi d’oro a chi fornisse notizie utili all’arresto degli autori. Il giorno successivo, un foglio affisso sul Gigante offriva 80.000 scudi d’oro a chi portasse la testa del viceré in piazza del Mercato. Al viceré austriaco, conte Alois Thomas Raimund di Harrach, furono invece indirizzati, nel 1730, i seguenti versi: «Neh che ffa ‘o conte d’Harraca? Magna, bbeve e ppò va caca».

La fine della “vita pubblica” de ‘O Gegante fu decretata, nel 1808 da Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone che prima di lasciare il regno a Gioacchino Murat, stanco di esser preso di mira, ordinò il trasloco della statua presso le scuderie del Palazzo Reale. Tuttavia, non fece abbastanza in fretta da evitare l’ultima satira. La mattina della rimozione, infatti, ‘O Gegante ‘e Palazzo “espresse” al re francese le “sue ultime volontà”: su un foglio affisso al busto si leggeva «Lascio la testa al Consiglio di Stato, le braccia ai Ministri, lo stomaco ai Ciambellani, le gambe ai Generali e tutto il resto a re Giuseppe».

Lascio, invece, alla vostra immaginazione capire quale fosse la parte riservata a Bonaparte.

Il Gigante è una delle statue parlanti di Napoli più famose, assieme a ‘O Cuorpo ‘e Napoli (Statua del Nilo), Marianna ‘A Capa ‘e Napule e la Testa Carafa, ciascuna delle quali ha una suggestiva storia da raccontarci.

Antonio Panico

 

 

5186 Total Views 1 Views Today

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *