Morte li guarda, e in tema par d’aver fallito i colpi. Le Catacombe di Palermo

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«Colà m’apparve: spazïose, oscure
Stanze sotterra, ove in lor nicchie, come
Simulacri diritti, intorno vanno
Corpi d’anima vôti, e con que’ panni
Tuttora, in cui l’aura spirar fur visti.
Sovra i muscoli morti e su la pelle
Così l’arte sudò, così caccionne
Fuori ogni umor, che le sembianze antiche,
Non che le carni loro, serbano i volti
Dopo cent’anni e più: Morte li guarda,
E in tema par d’aver fallito i colpi.»

Così scrisse Ippolito Pindemonte nel suo I Sepolcri (vv. 126-136) dopo aver visitato, il 2 Novembre del 1779, le Catacombe dei Cappuccini di Palermo, rimanendovi così meravigliato da trarne spunto per un suo carme.

In piedi, coricate, frati, borghesi, commercianti, nobili, vergini. Le mummie sono circa 8000, vestite di tutto punto, sistemate in lunghi corridoi scavati nel tufo che si snodano nel sottosuolo di Palermo con un’ estensione di circa 300 mq. Questo macabro quanto stranamente affascinante cimitero ha una storia davvero antica e da sempre è metà di turisti, anche famosi grazie al Grand Tour che prevedeva una sua tappa anche a Palermo.

Questo tipo di sepoltura si deve ai Cappuccini che si stabilirono in città intorno al 1500 presso la Chiesa di Santa Maria della Pace; qui, al di sotto dell’ altare dedicato a Sant’ Anna, scavarono una fossa dove iniziarono a calare i defunti, avvolti in un lenzuolo. Ma ben presto la fossa risultò insufficiente e i frati si trovarono costretti ad estendere il cimitero e lo fecero allargando grotte preesistenti dietro l’ altare maggiore. Nel 1600 le Catacombe (come si soleva definire ogni cimitero sotterraneo) erano terminate. I frati iniziarono a spostare le salme calate nella prima fossa e grande fu lo stupore nel ritrovarle quasi intatte, in pratica naturalmente mummificate. Il fatto venne percepito dai frati come un buon segno, tanto che decisero di non seppellire, ma di “esporre” i defunti e Frate Silvestro da Gubbio, il primo a venir sistemato, ancora ricorda quel giorno grazie ad un cartello sul petto: è lì dal 16 ottobre del 1599. Il “miracolo” comportò una certa notorietà alle Catacombe dei Cappuccini i quali, ben presto, si ritrovarono richieste esterne di sepoltura e di mummificazione e, dal 1783, le Catacombe vennero anche agli esterni, per lo più nobili o di famiglie facoltose che, previo (necessariamente) lauto pagamento in denaro, ottenevano il particolare processo naturale di mummificazione, che ben presto i frati cappuccini di Palermo impararono a perfezionare.

Quella che oggi appare come una pratica, oltre che strana, macabra, in passata era consuetudine e, oltre che a concedere una degna sepoltura, il metodo consentiva a chi restava di poter vedere ancora l’ amato defunto, tanto da sentirlo ancora vicino. Le Catacombe dei Cappuccini divennero così famose e importanti da non essere nemmeno sottoposte alle leggi, come successe nel 1710 con il Decreto Regio che ordinava di seppellire i cadaveri ad un miglio di distanza dall’ambito urbano e non più dentro le chiese.

In un verbale redatto dopo un’ispezione del Senatore della città di Palermo, Federico Lancia di Brolo scriveva che i cadaveri, non più di 8 – 10, venivano introdotti in una stanza, distesi sopra una grata fatta di tubi di terracotta e, chiuse ermeticamente le porte, vi restavano per un periodo di circa otto  mesi o un anno. In seguito venivano trasportati in un luogo ventilato coperto con tettoia, dove venivano lavati e ripuliti con acqua ed aceto, quindi rivestiti e collocati nella casse di legno o nelle nicchie lungo i corridoi. Al termine, la pelle assumeva la consistenza del cuoio ed un colorito bruno ed il corpo era caratterizzato da un peso ridotto e da una rigidità generale. Per far fronte alle epidemie, in alcuni periodi si aggiungevano bagni in arsenico o in latte di calce. I risultati erano mummie sorprendentemente intatte, ancora oggi. É questo il metodo utilizzato per il cadavere di Antonio Prestigiacomo che riposa in piedi all’interno di una nicchia con il volto dal colorito rossastro.

Il cimitero venne definitivamente chiuso nel 1880 e riaperto in due sole occasioni ovvero nel 1911 per accogliere la salma di Giovanni Paterniti, viceconsole degli Stati Uniti, e nel 1920 per la piccola Rosalia Lombardo nota come “la mummia più bella del mondo” o la Bella Addormentata. Per la piccola Rosalia venne utilizzata la mummificazione artificiale (imbalsamazione) ad opera del dottor Alfredo Salafia. Si trattava di «un’iniezione di una miscela di formalina, glicerina, sali di zinco, alcool e acido salicilico, cui si poteva aggiungere un trattamento del volto con paraffina disciolta in etere, per mantenere un aspetto del volto vivo e rotondeggiante». Proprio per questo la bambina appare intatta, almeno in volto, tanto da dare l’impressione che stia dormendo: ha il volto sereno, i riccioli dorati che le ricadono sulla fronte, la pelle morbida e distesa.

Nonostante sia fortemente inquietante, in quanto rappresenta una sorta di “museo della morte”, le Catacombe dei Cappuccini sono un patrimonio culturale unico nel loro genere. Non occorre andare altrove per vivere nuove suggestioni, per scoprire fatti emozionanti e “sconvolgenti”; basta visitare le nostre terre. Le Catacombe di Palermo sono aperte tutti i giorni con un costo del biglietto davvero irrisorio considerando quelle secolari cavità oculari che, sistemate in quella fila perenne, sembrano ansiose voler raccontare tutti fatti susseguitesi nel tempo.

www.catacombepalermo.it

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