Marsica 1915: sotto i cumuli delle macerie i gemiti e gli appelli dei sepolti vivi

avezzano-prima-pagina-di-la-stampa-14-gen-15 La mattina del 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto scosse l’Abruzzo. Un’intera regione fu inghiottita dalla terra e poi risputata fuori…molti paesi furono rasi al suolo.
Arrivarono giornalisti nella Marsica ma gli aiuti tardarono. La sera inizió a nevicare e la neve cadde anche nei giorni successivi aggiungendosi alle sofferenze dei sopravvissuti e in alcuni casi causandone la morte.
I lupi spinti dalla fame, ricacciati dalla neve e attirati dal pestifero lezzo della putrefazione scesero dalle montagne e cominciarono a disseppellire i corpi delle vittime per nutrirsi della loro carne, a volte non dovettero sopportare neanche la fatica di scavare visto che avevano a portata di fauci mucchi di cadaveri insepolti. Ruins_of_Castle_Orsini_1915
Il New York Time del 21 gennaio 1915 cosí titolava la notizia: “LUPI CHE CERCANO DI SCAVARE I CORPI DELLE VITTIME CACCIATI E UCCISI DAI SOLDATI”. Il 14 gennaio il deputato Erminio Sipari, cugino di Benedetto Croce, mandó da Pescina il seguente toccante telegramma, al Primo Ministro Antonio Salandra: “Constato personalmente che Pescina, Collarmele, Ajelli, Paterno, Celano, Gioia, Lecce, Ortucchio, Luco, Trasacco sono distrutti. Avvertono furti, saccheggi. Soccorra questa misera regione con invio truppa, pane, acqua, tavole per baracche, barelle, servizio sanitario. Ritardo soccorsi provoca perdite. Trasporto feriti dai paesi alla ferrovia, occorrono autobus.[….] mancano zappe picconi occorrono almeno 300 soldati per ogni paese. Mancano notizie di Pescasseroli ed Opi che si ritengono almeno gravemente danneggiati […]. Ci aiuti largamente, è un’intera regione che è scomparsa. Cordiali saluti.” Purtroppo, anche se non chiedeva molto, il deputato Sipari non ottenne. Tanti giornalisti scrissero sui giornali nei giorni 15 e 16 che i soccorsi erano scarsi e poco attrezzati, basti pensare che cinque giorni dopo il terremoto alcuni paesi erano ancora privi di aiuti. Il Primo Ministro Salandra, attraverso un comunicato stampa, bacchettó la stampa per “manifesta esagerazione”.
La rabbia di Sipari montó per la sua convinzione che i soccorsi non erano stati all’altezza della tragedia. Tanto che il 29 marzo del 1915 parló alla Camera dei deputati con un intervento appassionato a seguito del quale quasi cadde il Governo Salandra. […] Mi sembra di sentire ancora oggi da sotto i cumuli delle macerie i gemiti e gli appelli dei sepolti vivi, cui rispondeva nel nostro cuore l’impeto della rabbia imponente, mentre con scarsi arnesi e con piú scarse braccia ci accanivamo nei lavori di escavo, e sento ancora la rampogna talvolta sommessa, tal’altra ammonitrice, di quelle larve di uomini che tirati fuori dalla morsa ci sono spirati tra le braccia mormorando “Perchè non siete venuti prima?”
Sipari continuò il suo discorso elencando i paesi i cui soccorsi non erano arrivati e attribuì a Salandra l’altissimo numero di morti. ” Chi ha vissuto queste ore non le dimenticherá piú e non dimenticherá il proprio avvilimento e il proprio furore al pensiero di appartenere ad uno Stato civile che si dice anche grande e potente, la cui capitale non era che a quattro ore di treno da paesi abbandonati alla sventura come se fossero dispersi in una contrada barbara e deserta” (18 gennaio 1915 L’ Avanti) Per non dimenticare. (Fonte “La spirale della memoria ” di L. Gianotti)
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