L’unità d’Italia: Pianificazione di una lunga rapina

L’Italia dei Borbone in Europa era una potenza Navale e mercantile, la

Capitanata con il Tavoliere delle Puglie era il granaio d’Italia, la Terra

d’Otranto rappresentava una produzione olivicola e viti vinicola che

soddisfava il fabbisogno nazionale, nella Terra di Lavoro e Terra di Bari

era concentrato il meglio dell’industria nazionale, le città di Napoli e

Palermo erano tra le più importanti in Europa. Napoli vantava diversi

primati quali i cantieri navali, acciaierie, oltre ad altri primati in Europa

in tutti i campi dello scibile umano. Il ducato rappresentava in Italia la

prima moneta per valore e per stabilità, basti sapere che la ricchezza del

Sud era stimata in un miliardo e duecento milioni di ducati, la

circolazione di monete in oro ed argento pari a 443,20 milioni di ducati

mentre negli altri stati complessivamente circolava meno della metà.

L’economia in generale era florida e la nascente industrializzazione ed il

capitalismo si svilupparono su regole certe, la tassazione addirittura

prevedeva solo due tasse; importantissima la prima forma di previdenza

per la pensione introdotta da Carlo III di Borbone nella seconda metà del

‘700 accantonando il 2% della paga.

A Carlo III e al Ministro Tanucci si devono le basi per una moderna

gestione della cosa pubblica, eliminò gli armigeri dei baroni e istituì la

guardia nazionale, si scontrò con giudici e notai per riformare giustizia e

cessione di beni regolate da leggi arcaiche.

Il regno di Piemonte versava in una grave crisi economica, il debito

pubblico alle stelle, tasse e imposte gravavano sulla parte più debole

della società; i Lombardi particolarmente i Milanesi non gradivano i

Savoia in quanto conoscevano le condizioni e l’avidità dei governanti e

lo stato sociale.

Le menzogne raccontate alla storia sostenevano che il male era il Sud che

i Savoia avrebbero liberato i popoli del Sud dal giogo dello straniero

dimenticando che anche la casa Savoia era straniera originaria di

Francia; tuttavia la classe politica dirigente filo massonica era coadiuvata

da ministri di origine per lo più Meridionale: Giuseppe Massari (nato a

Taranto) segretario di Cavour biografo di Vittorio Emanuele II, James

Lacaita (nato a Manduria) massone ufficiale di collegamento con i lord

inglesi poi senatore del Regno d’Italia, Liborio Romano (spergiuro

leccese) ministro della difesa dei Borbone contribuì alla caduta del

Regno delle Due Sicilie scambiando il ritiro dell’esercito borbonico

all’avanzare delle truppe garibaldine per un posto di senatore nell’Italia

unificata.

La necessità dell’unificazione si ricerca nel ripianamento del grave

debito di casa Savoia per le guerre finanziate nel corso degli anni; essi

disponevano di un esercito guidato da inetti e servili in litigio perenne

per cui preferirono pagare pur di non ottenere l’ennesima sconfitta.

Lord Palmerston e Lord Gladstone due simpatici massoni diffusero

notizie false in tutta Europa denigrando il Regno delle Due Sicilie come

negazione di Dio; incaricarono i Savoia per la distruzione del Regno del

Sud.

Nel primo decennio post-unitario le condizioni del meridione

diventarono insostenibili e disastrose per la politica razzista, violenta ed

egoistica dei Savoia i quali fecero razzia di tutto, dal Banco di Sicilia al

Banco di Napoli, depredarono le casse comunali, chiese, fabbriche,

ferrovie, marina militare e mercantile, estesero la leva militare

obbligatoria a cinque anni distruggendo l’agricoltura e le famiglie che la

praticavano togliendo manodopera, scambiarono l’oro e l’argento del

ducato con carta straccia chiamata lira in uso fino a pochi anni fa.

Eroi del Sud chiamati spregiativamente dai falsi storici BRIGANTI si

ribellarono alla vessazione del nuovo Stato e alle violenze dell’esercito

pagando con la vita il coraggio di opporsi alle barbarie savoiarde.

Subirono lo stupro e la violenza delle persone più care, furono derubati

di tutti i beni e violentati nel fisico e nello spirito, addirittura una volta

massacrati i cadaveri venivano vilipesi con la decapitazione e

l’esposizione nei pressi di uffici comunali o porte del paese.

In realtà a differenza di quanto contenuto nei libri di storia o di quello

che si è voluto far credere, il brigantaggio nasce come fenomeno sociale,

a difesa dalle angherie e del proprio territorio natio così come ogni

uomo dotato di puro cuore farebbe.

Il coraggio, l’ardore di questi uomini del Sud fu spezzato con la

deportazione in veri e propri lager come quello di Fenestrelle in cui i

“terroni” depredati denigrati e martoriati diedero la propria vita.

Claudio Quarta

Tratto da:A.S.C.A.M. Associazione per lo Sviluppo della Cultura e dell’Arte Merinarum

Bollettino Marzo 2009

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7 Risposte

  1. Gildo d'Antini ha detto:

    Purtroppo è’ tutto vero ma i più non lo sanno. A scuola per anni ci hanno propinato solo scemenze è così alle elementari, alle medie, alle superiori, nelle università ecc.ecc. questo non solo per ciò che riguarda l’unità d’Italia ma anche per tutto ciò che è accaduto dopo……esempio: Sui libri di testo relativamente alla II guerra mondiale non c’era traccia….della prima ci hanno fatto credere solo cretinate….la storia è tutt’altra cosa.

  2. Antonio Auteri ha detto:

    Senza odio o rancori, con essi non si fa la storia, ma perché dopo più di 150 anni la verità non viene detta, perché ai programmi TV di storia si invita Emanuele Filiberto e mai l’ultimo erede di casa Borbone? Possibile avere ancora paura della verità.

  3. Rosa Bonanno ha detto:

    Questa storia va divulgata in tutte le scuole
    per contribuire a rettificare la storia del Sud d’Italia

  4. Ernesto ha detto:

    Quando storia e verità coincideranno avremo giustizia ed un popolo veramente unito.

  5. Antonio Panice ha detto:

    La storia va ricordata. Dare in mano l’Italia a un ”regnetto” bellicoso e colonizzatore come quello sabaudo, per alti interessi stranieri (Suez per gli inglesi su tutti) un grande errore. Far morire gli ideali repubblicani che correvano a Napoli (dalla rivoluzione 1799) ma anche in Italia, per un incontro a Teano con fucili regi puntati su Garibaldi e i suoi, un’ignominia. La distruzione di un’economia in via di sviluppo per relegare un territorio al deserto (Mongiana in Calabria) sa di crimine. Ma ridurre al grado di eroi senza macchia i briganti, il cui fenomeno è profondamente sfaccettato, vuol dire dare ragione a correnti di governo di una falsa sinistra che negli anni 50-60 voleva fare solo il proprio gioco elettorale. Invito tutti a leggere le memorie di Crocco ”come divenni brigante” o il recente saggio di Bruno Guerri ”il sangue del sud”. Il popolo meridionale invaso combatte per la vita, per la terra, per sua madre e anche per il bottino. Non scordiamo: contadini, disertori, ex garibaldini, criminali, non mancava nessuno nelle file dei briganti. Non voglio oltre dilungarmi ma la mitizzazione non aiuta a rendere valida una tesi incontrovertibile, che il frutto del risorgomento italiano (ricco sì lui di buone intenzioni e ideali, compresa la destituzione dei monarchi, quindi del savoia così come del borbone) è ciò che viviamo ancora: sottomissione totale dei nostri governi e dei nostri popoli italici alla mercè di un potere economico che non ci appartiene e non ci gratifica. Colonia siamo stati fondati. Colonia restiamo. Le Italie sono patrimonio dell’umanità. Finché non guarderemo con occhio critico in casa nostra continueremo ad essere sfruttati e piegati a voleri e interessi altrui.

    • admin ha detto:

      Antonio, mitizzare è un’operazione fatta su personaggi come Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele, al fine di costruire il mito fondante di una “nazione” che non è mai stata tale e al fine di coprire i crimini e i massacri perpetrati dallo Stato italiano ai danni dei civili meridionali. I briganti? I brigani difesero la propria terra dall’invasore, la difesero da soldati italiani che compirono saccheggi, omicidi, stupri, furti… dagli esponenti delle nuove istituzioni unitarie che gestirono la cosa pubblica per difendere i propri interessi personali e per compiere vere e prorprie vendette ai danni di antichi nemici…
      Per queste gesta non meritano l’etichetta di eroi? Per via di alcuni di essi che si macchiarono di crimini (è vero, spesso efferati), tutti i Briganti devono essere messi sullo stesso livello dell’invasore? Non credo, non credo proprio.
      Giuseppe

  6. Salvo ha detto:

    La cosa più ridicola non è solo la menzogna detta all’epoca, è il perpetrarsi della menzogna…ancora oggi si parla di meridione in senso negativo. sono convinto che tutto è frutto di un disegno “fatto male”, perchè oggi più di ieri se il sud piange il nord non può ridere.avete mai visto un’uomo con una gamba correre veloce,alla lunga cade.La gamba mancante,paralizzata è proprio il sud.Colonia dei (in) prenditori del nord.Gradirei una ferma presa di posizione, uno scatto d’orgoglio del popolo meridionale,ALZA la testa e vivi.

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