La commemorazione dei Defunti. Le tradizioni del nostro Sud

cocce-priatorjie-Ph.-Alfredo-Di-Padova

Quand’è che siamo passati dal ricordare i nostri cari defunti a festeggiare una festa non nostra? I più piccoli oramai associano l’ 1 e il 2 Novembre con la festa di Halloween e i più grandi sono così abituati ad assecondarli da dimenticare di insegnare loro le nostre tradizioni. Stanno finendo nel dimenticatoio, ma non è giusto. E’ un bene abbracciare altre culture, perchè la conoscenza è fondamentale, ma, come ricorda anche una nota canzone: “se nu te scerri mai de le radici ca tieni, rispetti puru quiddhre de li paisi luntani”.

E allora facciamo un breve excursus su quelle che sono le nostre tradizioni per il giorno di Tutti i Santi e “dei Morti”, come siamo abituati a dire.

“Ogge è lla feste de tutte li sande:
Facete bbene a st’aneme penande…
Se vvu bbene de core me le facete,
nell’altre monne le retruverete.”

Si tratta di una canzone abruzzese: i bambini vanno di casa in casa, cantano questi versi chiedendo pace per le anime dei defunti, e in cambio ricevono frutta fresca e secca di stagione e dolcetti.

Simile all’ Abruzzo, l’usanza del Molise. Qui la cantilena per ricevere frutta secca e dolcetti è: “L’anme de le murte, chi é vive e chi é murte, che ce date pe l’anme de le murte?

In Calabria, soprattutto nelle comunità albanesi, si andava in corteo nei cimiteri e, dopo le preghiere, si mangiava vicino alla tomba dei propri estinti chiedendo a chiunque di unirsi al banchetto.

In Puglia, ad Orsara, la festa coinvolge tutto il paese: si chiama Fuuc acost ed è una tradizione ancora viva. Si decorano le Cocce priatorje, ovvero le zucche, si accendono falò di rami di ginestre agli incroci e nelle piazze e si cucina sulle loro braci;  gli avanzi vengono riservati ai morti, lasciandoli disposti agli angoli delle strade. I bambini vanno di casa in casa per “l’aneme de muerte”, cantando una canzone:

  “Chemmare Tizie te venghe a cantà
L’aneme de le muerte mò m’a da dà.
Ah ueullà ali uellì
Mittete la cammise e vien ad aprì.”

Ancora, in altri comuni della Puglia, la notte tra l’ 1 e il 2 Novembre si lascia la tavola apparecchiata, con pane, acqua e vino, per far rifocillare le anime dei propri cari. A Manfredonia, vicino Foggia, i bambini ricevono addirittura una calza piena di dolci e frutta, mentre a Lecce ricevono le Fanfullicchie.

In Sicilia, il 2 Novembre è una vera festa per i bambini, che ricevono dolci e regalini dai cari estinti:  i genitori infatti raccontano ai figli che, se durante l’anno sono stati buoni e hanno recitato le preghiere per le anime dei defunti, i “morti” porteranno loro dei doni.

In Campania è il giorno in cui il fidanzato porta in dono alla famiglia della sposa il noto “torrone dei morti”, dal cuore morbido al cioccolato.

In Basilicata la sera dell’ 1 Novembre si cena in maniera abbondante, poi le mamme accompagnano i bimbi in camera ponendo con loro, sui davanzali delle finestre, acqua e pane per rifocillare le anime dei morti.

Ecco cosa succede da noi per i giorni dei Santi e dei Defunti: niente mostri, niente streghe … solo rispetto per le persone che non ci sono più e voglia di esorcizzare la morte con dolci e regalini, in modo che non sembri un addio triste, ma un arrivederci allegro e scanzonato.

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2 Risposte

  1. Maria Rosa Murgia ha detto:

    Anche in Sardegna,certamente in Ogliastra,i bambini bussano alle porte dei loro concittadini e rievono dolciumi o frutta per “le anime”(“is animas”)
    Quindi la tradizione celtica non è lontana dalle nostre nel significato.La distorsione consumistica e di spettacolarizzazione sono tutte “americane”!

  2. adele ha detto:

    noi usavano costruire ‘a cascettell de muort” una scatola di cartone con la fessura per raccogliere soldi nel vicinato..in cambio recitavamo un eterno riposo biascicato ed incomprensibile..sono di via San Giovanni a carbonara

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