La Città dell’ Utopia che non conosceva la povertà

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di Daniela Alemanno

1741. Basilicata. Dolomiti Lucane, Bosco di Gallipoli Cognato.
Un antico sentiero, passaggio per contadini, pastori e greggi, che oltrepassava il “ponte della vecchia”, proseguiva per alcuni chilometri fino a portare a Campomaggiore. Un piccolo borgo. Il conte Tedoro Rendina si ritrova di fronte ad 80 abitanti di una piccola realtà che la sua famiglia ricevette in assegnazione nel 1673, da Re Filippo IV.
Un uomo da solo può realizzare ciò che crede se solo spinto dall’ ambizione, quella positiva, che ti fa superare gli ostacoli, insieme alla perseveranza. Aveva un “sogno” difficile il Conte, perché il suo progetto era quello di ripopolare il piccolo villaggio e di trasformarlo in un centro abitato moderno, ordinato ed efficiente, cercando di raggiungere l’ idea ambiziosa di costruire un paese nel quale non esistesse la povertà.  Il conte Rendina, deciso a ripopolare Campomaggiore, concesse ad ogni colono un lotto di 5 metri per 5 per costruirvi una casa, di piantare un vigneto, allevare bestiame utilizzando le risorse del bosco di Gallipoli Cognato di proprietà dei Rendina. L’ obbligo era uno solo: per ogni pianta abbattuta il contadino doveva piantare tre alberi da frutto.
Chiunque bussasse alla porta del Conte veniva accolto e posto al pari degli altri abitanti. La popolazione, così, iniziò a crescere e ricevette un nuovo impulso qualche decennio dopo, quando il conte Teodoro, uomo di grande cultura, decise di rivoluzionare il borgo, sistemandone l’ urbanistica e trasformando l’ abitato in un vero e proprio centro agricolo, organizzandolo completamente “a tavolino”.
Le abitazioni, inizialmente sistemate in maniera disordinata, vennero riorganizzate in strade tutte parallele tra di loro, intersecanti ad angolo retto. Il disegno dell’ abitato fu affidato completamente a Giovanni Patturelli, architetto allievo del Vanvitelli, che creò insieme al conte una pianta chiara per il paese, fatta di strade larghe e diritte.
Ma non solo. Rendina e Patturelli possono essere considerati veri e propri antesignani delle idee utopistiche di Robert Owen e Charles Fourier, i precursori del socialismo, grazie ai loro progetti di instaurazione di una società equilibrata, fondata sull’ideale cooperativo: vennero abbattute tutte le case di stoppia e tutti gli abitanti ebbero una casa della stessa grandezza, di ugual fattura e misura. Si occupò di tutto il conte con i suoi tecnici: al centro del paese vi erano la piazza (detta Piazza dei Voti, dal ricordo dell’impegno assunto il 20 novembre 1741 dalla Famiglia Rendina e dai primi coloni), il palazzo baronale e la chiesa, nella quale presto giunse anche un parroco che aveva dimora in una casa immediatamente accanto alla chiesa, realizzò poi un mulino, un frantoio e un forno; compito degli abitanti del borgo, in cambio di tutto questo, era quello di far produrre la terra.
Organizzato il paese, il conte passò alla riorganizzazione dell’ agricoltura introducendo la coltivazione dell’ ulivo, organizzò un orto botanico dove crescevano pini marittimi; in prossimità della piazza, i Rendina fecero piantare una sequoia proveniente dall’ America e tutt’ ora esistente, diventata l’ unico esemplare della zona; il conte costruì un ovile all’ avanguardia che divenne un vero e proprio modello da ricalcare per tutti gli ovili che si costruirono poi in Basilicata,  organizzò stalle e porcili. Campomaggiore arrivò, nel 1816, a 1000 abitanti ottenendo lo status di comune.
Il mecenatismo del conte Teodoro Rendina portò nel centro numerosi abitanti della città di Bitonto, in provincia di Bari, famosa per la produzione di olio. Lo stanziamento di diversi coloni viene evidenziato ancora oggi dal dialetto dei Campomaggiorèsi, molto più vicino a quello di Bari che non di Potenza (distante poco più di 20 chilometri). Nel 1833 la popolazione era di 1500 persone; fu una delle prime realtà ad avere una stazione ferroviaria (sul primo terrazzo del fiume Basento), un cimitero e una grande fontana come lavatoio, vari frantoi dislocati sul territorio e il comando delle forze armate. Era un paese all’avanguardia tanto da essere definito “la città dell’ utopia”. “Io che scrivo” -affermava il conte Rendina- “in men di vent’anni ho visto sorgere intero un nuovo rione, e come oramai lo spazio mancava a fabbricare, alle camere terrene, si incominciò a sovrapporre le stanze soprane”.
I Conti guardavano il panorama da un’altra costruzione settecentesca, il Casino della Contessa, sul poggio più alto di Campomaggiore, per controllare che il lavoro fosse svolto da tutti i coloni. Ed è forse da lì che, una mattina del 9 febbraio 1885, videro le forze della natura abbattersi sul paese. Una gigantesca frana smosse inesorabilmente il borgo. Si racconta che, verso le 5 di mattina alcuni muli non vollero superare un ponte, che fu poi visto crollare in un attimo dai contadini della zona. Il popolo si raccolse per l’ultima volta nella Piazza dei Voti a vedere in poche ore il crollo di tutte le abitazioni. Il grande Palazzo dei conti Rendina, la bianca chiesa di S. Maria del Carmelo dai possenti muri furono visti sgretolarsi. Il giorno dopo, 10 febbraio, le case erano tutte crollate. La tristezza nel popolo prese il sopravvento: 1845 persone si videro all’improvviso senza tetto. Preso quel che restava dei propri effetti personali, i campomaggioresi furono costretti ad andare via; avrebbero poi ricostruito il paese a circa tre km di distanza, aiutati da sovvenzioni statali e della provincia di Potenza, ma Campomaggiore nuovo non raggiunse mai quanto realizzato nel Vecchio.
Il sogno di un uomo andò in frantumi in una notte … la sua città dell’ utopia venne realizzata e, per 144 anni, fu una città ideale in cui la povertà non esisteva e in cui ogni cittadino cooperava per mantenere l’ equità sociale.
La storia della “Città dell’utopia” rivive ogni anno nelle notti d’estate, nello scenario onirico di Campomaggiore Vecchio. Uno spettacolo magico che, tra rappresentazioni acrobatiche e teatro, racconta la storia del paese, tra realtà e leggenda.

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6 Risposte

  1. Michele Grasso ha detto:

    Bellissima esperienza di virtuosa e razionale uso delle energie umane che sono da espandere nelle comunità per la crescita della civiltà…Insieme si può Creare Civiltà…

  2. Enzo ha detto:

    Racconto affascinante e impressionante, molto vicino ai luoghi dove attualmente vivo; Grazie e complimenti.

  3. Angelo Maria ha detto:

    Se questo signore esisterebbe oggi , a capo del nostro governo, l’Italia sarebbe il paese della cuccagna .

  4. leonardo ha detto:

    Un altro grande sognatore Tommaso Campanella, aveva progettato un’altra Città del Sole nella sua grande opera l’UTOPIA……Ma se l’uomo fosse diverso da quello che è: meno egoista, più predisposto verso il prossimo e verso i diseredati……potremmo vivere tutti meglio su questa terra in quanto esistono le risorse per poter soddisfare il doppio della popolazione esistene ma…………!!!!!!!
    Ma, ormai, l’egoismo e la sopraffazione dell’altro è diventata una cancrena, a tal punto che ci sembrerebbe inconsueto un progetto proteso verso gli altri e che potrebbe? intaccare il nostro “EGO”, COME EGOISMO!!!!!

  5. Carmine Guarracino ha detto:

    Campo maggiore che bei ricordi..che quiete che paesaggi….infatti grazie anche a tutto questo registrammo per conto de Il manifesto un bellissimo CD con il gruppo dei Balkanija….e un ricordo sopratutto per Pasquale Trivigno saxofonista dei little iltaly e proprietario dello studio….che si trovava nella stessa struttura del campanule che si vede nella foto…

  6. Theodoro Simulis ha detto:

    Abbiamo condiviso la stessa UTOPIA. Non ha caso mi chiamo Teodoro catapultato a San Mauro Forte!

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