Jacovitti. Da Termoli il padre dei fumettisti italiani

«Io sono un clown, un pagliaccio. Sono orgoglioso di essere un pagliaccio. Sono un matto».

Così amava definirsi Benito Jacovitti, il maestro dei fumettisti italiani, colui che rivoluzionò la satira attraverso le vignette. Nacque  a Termoli, vicino Campobasso, il 9 marzo del 1923 da una famiglia povera; la madre era di origini albanesi e il piccolo Jacovitti (all’ anagrafe Iacovitti, la J fu un vezzo) parlò albanese fino all’ età di 7 anni, il padre era ferroviere e arrotondava il salario facendo l’operatore in una sala di proiezione cinematografica, cosa che inciderà molto sul futuro disegnatore: ebbe infatti la possibilità di vedere centinaia di film, soprattutto western, i suoi preferiti.

Si avvicinò giovanissimo all’ arte del disegno e i suoi primi fogli furono le lastre in pietra che ricoprivano le strade di Termoli, attirando i suoi primi fan visto che in molti si fermavano ad ammirare le prime bozze del piccolo Jac. Ma la sua creatività non si fermava solo alla matita, poiché costruiva giocattoli per sé e i fratellini: sfruttava ago e filo e dava vita a pupazzi, ma elaborava anche trenini e automobiline.

La povertà spinse la famiglia Iacovitti ad emigrare, prima ad Ortona, poi a Macerata dove Benito Jacovitti iniziò a frequentare l’ Istituto Commerciale. Ma le sue doti artistiche non passarono inosservate e consigliarono il padre di portarlo in una città d’ arte, dove il giovane Jac potesse scegliere studi di indirizzo. Si trasferirono così a Firenze dove Benito iniziò a frequentare il Liceo Artistico. Qui, per la sua statura e per la sua magrezza, venne soprannominato “Lisca di Pesce”, epiteto che diventerà la sua firma d’ autore con un disegno fatto ad hoc per autenticare le proprie tavole.

Ebbe un compagno di classe non di poco conto, ovvero Franco Zeffirelli e in quello spirito artistico, tra quelle aule, nacquero le prime vignette e le prime caricature (prima per i soldati tedeschi e poi per quelli americani). Il passo verso le prime collaborazioni fu breve: il settimanale umoristico fiorentino ‘Il Brivido’, poi  il periodico satirico ‘Il Travaso’, e soprattutto il famoso giornale per ragazzi ‘Il Vittorioso’ (dal 1939 al 1967).

Nel ’46 si stabilì a Roma continuando le collaborazioni e realizzando il famoso Diario Vitt; nel 1957 per “Il Giorno” diede vita al celebre personaggio di Cocco Bill, il cow boy alla camomilla con il suo, più che cavallo, fedele aiutante (parlante) Trottalemme e l’eterna fidanzata Osusanna Pulastrell, detta anche Osusanna Ailoviù. Il nome del pistolero nasce dalla storpiatura di cocco bello ed il personaggio vive le sue avventure in un Far West tutto “jacovittiano”: piccoli villaggi in legno ricchi di saloon, banche da rapinare e bische da frequentare, di strade affollate e sconfinate praterie o deserti, indiani e banditi. L’ intento di Jacovitti era proprio quello di far ridere e lo faceva tramite un umorismo bizzarro, quindi nei suoi disegni tutto veniva sovvertito, stravolto; gli indiani allora parlavano una lingua simile al napoletano, Cocco Bill attraversava il Minnesoreta per arrivare a Parapaponzy-City. Tutto d’ un pezzo Cocco Bill, acciuffa impostori e banditi, bravissimo con la pistola e soprattutto con le mani, e beve … solo camomilla, magari al ragù e con panna!

Con questo personaggio Jacovitti raggiunse la massima espressione, ma tutte le sue vignette in generale furono sempre interessanti: erano dense di dettagli (salami, affettati, lumaconi, tazze di the, insetti, ma anche arti mozzi, morti e feriti, violenza che riuscirà a stemperare sempre grazie al suo umorismo); da non porre in secondo piano il linguaggio utilizzato per narrare le proprie storie, fatto di parole spesso inventate con pronuncia da clown. Jacovitti inoltre, ignorò i suoni onomatopeici tipici dei fumetti americani e ne creò di suoi: niente tonf! gulp! e gasp! ma Schiaffffon e Cazzotttton, scritti rigorosamente in maiuscolo.

Non molti sono a conoscenza di una sua produzione di fumetti per adulti, contraddistinte dal suo solito stile, ma comunque esplicite su temi sessuali. Nel 1977 infatti pubblicò, assieme a Marcello Marchesi, il libro Kamasultra, ma   fu costretto a lasciare il Diario Vitt, perché disegnare soggetti a tema erotico non era certo cosa che poteva far piacere alla casa editrice cattolica, ovviamente. Lavorò molto per la pubblicità creando alcuni caroselli e ben 100 campagne pubblicitarie.

Fu censurato varie volte e accusato anche di Fascismo, ma Jacovitti in realtà  con la sua satira non risparmiò nessuno. In un periodo in cui si nascondeva a Firenze fece due strisce satiriche proprio sul fascismo. Protagonista era Battista l’ingenuo fascista e divenne famosa la battuta: “Eja, Eja, baccala!”. E poi creò la storia: Ahi Flitt, una satira sul Nazismo in cui i personaggi si salutavano non con il saluto romano, ma con le corna. Nel 1973 lavorò per Linus, chiamato dall’ allora direttore Oreste del Buono. Ma se ne andò presto perché, oltre alle proteste dei vari gruppi dell’estrema destra e sinistra che aveva preso in giro nella sua storia e che lo avevano minacciato di morte, in una vignetta, al posto della carta igienica, disegnò una copia della rivista che lo aveva assunto da pochi mesi. La vignetta fu censurata, Jac non amava le censure, e se ne andò.

Jacovitti non amava la satira sghignazzante. «Amo l’umorismo che fa ridere, e deve far ridere tutti. Non mi piacciono le vignette fatte di scarabocchi che basano tutto sulla battuta» affermava, perché preferiva valorizzare sia il disegno che la battuta.

Morì a Roma in seguito ad una commozione cerebrale il 3 dicembre 1997; durante un’ intervista, alla domanda su un suo eventuale epitaffio rispose: «Fui, sono e sarò un clown. Continuerò a disegnare nell’aldilà. Ho paura del nulla. Quando cominci a capire che di là non c’è nulla, inizia la paura. Quando cominci a entrare nel nulla…Questo mi fa paura. L’umanità è un corpo unico. Io vivo come parte di questa umanità totale. Vivo nel presente, l’unica cosa che esiste. Nello spazio ogni punto è il centro. Nel tempo qualunque momento è il presente, è infinito. Mi piace leggere cose sul microcosmo e sul macrocosmo».

A lui il merito di aver creato storie che ancora oggi non hanno perso freschezza e originalità, ancora divertenti, illimitatamente fantasiose, dai personaggi carichi di espressività facciale e mimica.

5357 Total Views 1 Views Today

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *