Il ruolo del Salento nella ricerca scientifica e i suoi primati di fine ‘800

Lo sappiamo tutti. È stato Alessandro Volta ad inventare la pila. Ma lo sapete a chi si devono le evoluzioni della stessa invenzione? Nel periodo post unitario Lecce era già relegata a zona periferica, soprattutto per quanto concerneva  lo sviluppo del progresso tecnologico, ma nonostante tutto riuscì ad avere  un ruolo per niente trascurabile nell’ ambito delle applicazioni dell’ elettricità.

Due le figure cardine del settore: Giuseppe Eugenio Balsamo e Giuseppe Candido; il primo si distinse nei suoi studi per rendere economica la produzione di elettricità, ideando nuove pile elettriche; al secondo si deve il brevetto della pila a diaframma regolatore che consentiva di ottenere una corrente costante per lunghi periodi, con un basso costo di esercizio e grande facilità di manutenzione, ma soprattutto la rete di orologi pubblici sincronizzati elettricamente, da lui ideata e posta in opera tra il 1868 e il 1874, che costituisce per la città di Lecce un primato e un unicum non solo in campo nazionale.

Giuseppe Eugenio Balsamo nacque a Lecce nel 1828; fu avviato agli studi presso il Collegio San Giuseppe di Lecce. Conseguì la laurea in Diritto civile e canonico presso l’Università di Napoli nel 1851, proseguì gli studi scientifici, dal 1859 al 1860, alla Sorbona e alla Scuola delle Miniere di Parigi. Nel 1861 fu titolare dell’insegnamento di Fisica e Chimica nel Real Liceo “G. Palmieri”, denominazione acquisita dal Collegio S. Giuseppe dopo l’Unità, proseguendo tuttavia nell’attività di ricerca e pubblicando studi di vario contenuto, soprattutto di fisica ed agronomia.

Il valore scientifico delle ricerche del Balsamo nel campo delle pile elettriche è testimoniato da quanto accadde il 23 settembre 1867, durante la seduta in seno all’Accademia delle Scienze a Parigi, quando i risultati da lui ottenuti furono oggetto di una memoria letta da un grande chimico, E. M. Péligot, ovvero “Nouvelle pile voltaique au fer et nouvelle pile voltaique au plomb”.

Cattura

“Nella sua memoria sulle nuove pile al ferro e al piombo Giuseppe Eugenio Balsamo espose i risultati di vari anni di studi condotti nel campo della ricerca di nuovi metodi di costruzione delle pile elettriche; il fine da lui perseguito era quello di contenere i costi di produzione dell’elettricità seguendo due strade: quella dell’impiego di materiali di basso costo e quella della produzione contemporanea di materie utilizzabili nella pratica industriale”( scrivono Ennio De Simone – Arcangelo Rossi – Livio Ruggiero). Per quanto riguarda la prima strada, Balsamo applicò il ferro, ma con una novità rispetto ai precedenti tentativi di altri ricercatori, poiché nella pila del leccese il ferro si comportava contemporaneamente da elemento elettropositivo ed elettronegativo, sfruttando “la proprietà del ferro di polarizzarsi differentemente in talune soluzioni fra le quali si stabilisca una azione osmogenica”. Balsamo scoprì poi che il ferro possiede una caratteristica sorprendente: l’ unipolarità nei liquidi, vale a dire esso mostra di acquistare la stessa polarità all’interno e all’esterno del liquido dell’elemento voltaico di cui fa parte.  Per quanto riguarda la seconda strada, fece vari esperimenti per ottenere, da una pila al piombo, la “biacca” come derivato (era un materiale di largo impiego nell’industria dei colori).

Balsamo iniziò i suoi esperimenti col piombo già nel 1857 e nel 1859 sperimentò con successo 6 coppie di una combinazione voltaica, ideata per quello scopo, sul collegamento telegrafico sottomarino di oltre 100 km tra Lecce e Valona.

Le relazioni del Balsamo furono numerose, ma purtroppo non risultano documenti dei suoi esperimenti, contrariamente invece a quanto fece il suo conterraneo Giuseppe Candido, che realizzò e rese disponibile al pubblico le sue creazioni.

Giuseppe Candido nacque a Lecce il 28 ottobre 1837, studiò presso il Collegio “S. Giuseppe” retto dai gesuiti, poi suoi studi proseguirono a Napoli dove si laureò in Matematica e Fisica prima, in Teologia successivamente. Ritornò quindi a Lecce, in qualità di sacerdote nonché insegnante di lettere presso il Liceo-Ginnasio Palmieri e nel Seminario Diocesano, e poi ancora a Napoli dove si recava costantemente per perfezionare i suoi studi e incontrare altri scienziati.

Candido nel corso della sua vita, ideò numerosi apparati elettrici, ma la sua opera maggiore fu la realizzazione di una rete di orologi elettrici sincroni: quattro grandi orologi da torre comandati in sincronia elettricamente da un orologio motore a pendolo meccanico, che azionava, sempre elettricamente, anche le quattro suonerie. Gli orologi, a Lecce, erano quelli sul Sedile, sul Palazzo delle Prefettura, sul Liceo-Convitto Palmieri e sull’Ospedale dello Spirito Santo. Le sfere dei quadranti erano mosse da un’ altra invenzione del Candido, un dispositivo elettromagnetico attivato da impulsi elettrici, che venivano inviati ogni mezzo minuto dall’orologio motore. Questo non era altro che un normale orologio a pendolo collegato ad un sistema di interruttori al mercurio, che chiudevano e aprivano alternativamente, un circuito elettrico alimentato da un’ ulteriore sua invenzione, una batteria di pile a diaframma regolatore. Ad ogni quadrante era abbinata una suoneria, costituita da due campane percosse da martelli azionati da un dispositivo a cascata di leve, anch’esso comandato elettricamente dall’orologio motore.

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La batteria di pile a diaframma regolatore consentiva di ottenere una corrente costante per lunghi periodi con un basso costo di esercizio e grande facilità di manutenzione. Erano queste le caratteristiche richieste per le pile che, in quell’epoca, dovevano alimentare, oltre agli orologi pubblici soprattutto le reti telegrafiche. Il Candido la brevettò nel 1867, presentandola poi, insieme ai disegni di vari apparati elettrici, all’ Esposizione Internazionale di Parigi dello stesso anno, ricevendone una lusinghiera “menzione onorevole” . Essa superò brillantemente tutte le prove previste per il suo impiego nelle reti telegrafiche, ma non fu adottata in quanto era stato già stipulato un contratto per l’impiego di altre pile.

Il sincrono di Candido fu una realizzazione che diede a Lecce il primato italiano per questo tipo di utilizzazione dell’elettricità, all’epoca una vera innovazione tecnologica, già sperimentata ma con varie difficoltà, in alcune città europee ben più importanti.

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