Il PIL procapite Nord-Centro-Sud: uno “Stato” di iniquità

«Un differenziale negativo molto ampio», questo il commento dell’Istituto di statistica italiano riferito alle palesi disuguaglianze tra Nord e Sud, che emergono nel confrontare, per macroaree, il prodotto interno lordo procapite per l’anno 2013.

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Il p.i.l. procapite al Nord Ovest è pari a 33,5 mila euro, al Nord Est a 31,4 mila euro, al Centro a 29,4 mila euro, mentre al Sud si ferma solo a 17,2 mila euro. La regione meno povera è l’Abruzzo (23 mila euro), seguono Molise (18,8 mila euro), Sardegna (18,8 mila euro) e Basilicata (18,6 mila euro). Fanalini di coda, al di sotto della media d’area, ci sono Campania (17,0 mila euro), Sicilia (16,5 mila euro), Puglia (16,2 mila euro) e Calabria (15,5 mila euro), che è dunque la regione più povera d’Italia, con un p.i.l del 61% più basso rispetto a quello dell’Alto Adige e del 57% più basso rispetto a quello della Lombardia. I più ricchi, manco a dirlo, sono i territori del Settentrione: Alto Adige (39,8 mila euro), Val d’Aosta (36,8 mila euro), Lombardia (36,3 mila euro) e Trentino (33,6 mila euro).

Sono dati allarmanti. Il Sud è la parte più povera di uno “Stato” in recessione. Sono anche dati, però, che non ci dicono nulla di nuovo. Fatti salvi i primi anni dopo il 1861, durante i quali ancora non si evidenziano sostanziali differenze economiche tra Sud e Nord in termini di prodotto pro capite e industrializzazione, in un secolo e mezzo di “unità nazionale”, il Sud si è impoverito sempre di più, mentre per il Centro-Nord è avvenuto l’esatto opposto.

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Uno Stato che, attraverso le sue politiche economiche, fiscali e daziarie, genera simili discrepanze è uno Stato iniquo, che, per incapacità dei propri esponenti o, peggio ancora, intenzionalmente, con la precisa volontà di spostare ricchezza da una parte all’altra del proprio territorio, ha relegato il Meridione allo status di colonia interna, trasformandolo in un serbatoio di voti, governato secondo la logica delle politiche clientelari, e tenuto in scacco dalle mafie.

I dati diffusi dall’Istat sono l’ennesima conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, che lo “Stato italiano”, al Sud, ha cagionato e continua a cagionare esclusivamente danni economici e sociali. Italia: dal 1861, uno Stato di iniquità.

 

Giuseppe Bartiromo

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