Il pianto di Angelica

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Quante volte da bambini avevamo incubi? Tante, tantissime. E spesso erano gli stessi che ci perseguitavano tutte le notti. Spesso sognavamo i fantasmi, le streghe, qualcuno che ci voleva fare del male. O degli orchi. Poi crescendo scoprivamo che i fantasmi non esistono e che in realtà quelle che noi credevamo streghe, erano simpatiche e arzille vecchiette. E gli orchi? Gli orchi esistono? [Da un articolo di Alessio Di Fiore http://www.peacelink.it/pace/a/4684.html ]

Ebbene sì, gli orchi esistono e sono spietatissimi. Non hanno la pelle verde, o due antenne sulla testa e non si trascinano dietro nemmeno l’ olezzo della palude. Ciò che li segue è la puzza del marcio che rappresentano. Hanno fattezze umane, ma lo spirito del demonio. Sarà una storia triste quella che andrete a leggere, anzi orribile! Una storia che mostra come la criminalità organizzata non si ferma davanti a nulla, nemmeno ad una bambina di due anni: Angelica Pirtoli uccisa senza pietà dalla Sacra Corona Unita, presa per i piedi e sbattuta più volte contro il muro. Ma la mattanza prevedeva soprattutto la morte della madre: Paola.

Una sera di marzo a Parabita, un piccolo centro della provincia di Lecce, gli orchi agirono nel silenzio del paese, «Rizzello Paola e la sua figlioletta Pirtoli Angelica sparirono misteriosamente senza lasciare traccia». Nell’ epoca in cui la SCU deteneva un impero in ambito di contrabbando, Paola era una giovane donna di 27 anni che faceva uso di sostanze stupefacenti e frequentava gli ambienti malavitosi di Matino e Parabita. Ebbe infatti una relazione con   il capoclan Luigi Giannelli, storia da cui scaturì l’odio di Anna De Matteis, moglie del boss; Paola infatti continuò ed ostentò i suoi rapporti con Giannelli anche dopo la fine della relazione. Infine la Rizzello, chiusa un’ altra relazione (con Pirtoli) si era legata sentimentalmente ad una persona di fiducia sul territorio del capoclan Luigi Giannelli, Donato Mercuri il quale “la scarrozzava nei nascondigli del clan, le mostrava le riserve di droga, di cui faceva un uso sconsiderato” (Corriere della Sera). Il movente dell’ omicidio maturava in questo contesto e per questa pluralità di cause concorrenti; «L’omicidio della Rizzello trovava causa nella gelosia e nell’odio di Anna De Matteis» si concluse nella sentenza che pose fine al processo di primo grado.

Quanto restava del corpo della giovane donna  fu trovato il 19 febbraio 1997 in una cisterna  lungo la strada vecchia che conduce ad Alezio, agro del comune di Parabita. Ma le indagini erano pressoché bloccate: i mandati erano stati trovati, degli esecutori non si sapeva nulla e la piccola Angelica sembrava sparita nel nulla. La svolta si ebbe nel 1999 quando venne arrestato Luigi De Matteis che davanti ai giudici della Corte d’Assise di Lecce dichiarò: “Nnu la facia chiui cu tegnu questo segreto qua, anche perché ci ho due figlie ed ogni volta che io le guardavo…”

L’ordine di uccidere Paola Rizzello, sua ex amante, fu dato dal  boss Luigi Giannelli  durante un colloquio in carcere con la moglie. Tale compito lo avrebbe dovuto compiere Donato Mercuri, il quale lo delegò a Luigi De Matteis e a suo cognato, Biagio Toma. Fu cosi che il 20 marzo del 1991 i due convinsero la Rizzello a seguirli in un casolare dove le avrebbero ceduto eroina per uso personale. Lo stratagemma riuscì e per la 27enne non ci fu scampo: due colpi di fucile in pieno petto, uno dei quali ferì ad un piedino la piccola Angelica che rimase lì a piangere, rimase lì accanto al corpo privo di vita della madre. I killer andarono da Mercuri, soprattutto per riferire dell’ “imprevisto”, di Angelica che non doveva essere lì. Dalle carte giudiziarie emergono queste dichiarazioni del Mercuri: “se trovano la bambina in quelle condizioni, automaticamente si capisce che alla madre è successo qualcosa, qualcosa di brutto…no la bambina non si può lasciare. Voi sapete cosa dovete fare” […]“…va bè, tanto cresceva come la madre…” .

Dopo un paio di ore De Matteis e Toma tornarono al casolare. De Matteis dichiarò: “Io sono rimasto in macchina; è sceso Toma. Ha preso la bambina , l’ ha sbattuta quattro o cinque volte al muro e niente … cioè la bambina era  morta”.

Dopo aver bruciato i corpi delle povere vittime, De Matteis e Toma, su ordine di Mercuri, occultarono i resti in luoghi diversi: Paola Rizzello venne gettata nella cisterna vicino al casolare, Angelica venne messa in un sacco per il concime e seppellita sulla collina di Sant’Euleterio. Il duplice omicidio fu comunicato da Anna De Matteis a Giannelli (all’epoca detenuto nel carcere giudiziario di Lecce); non commentò la morte della piccola, ma rise per quella di Paola.

I resti di Paola Rizzello sono stati rinvenuti il 19 febbraio 1997, durante uno scavo in contrada Tuli, a Parabita, ritrovamento che fece partire tutte le indagini; bisognerà aspettare altri due anni per trovare anche Angelica, quando finalmente Luigi De Matteis confesserà e condurrà i carabinieri sulla serra di Sant’ Eleuterio. Nel corpo della bambina verranno ritrovati un ventina di pallini, residui della rosa esplosa contro la madre, e verranno riscontrate, inoltre, lesioni e fratture del cranio.

Donato Mercuri, che progettò il delitto, Luigi Giannelli, che lo ordinò e ad Anna De Matteis, che lo richiese, sono stati condannati all’ ergastolo. Per anni inspiegabilmente, chi fisicamente compì il delitto, rimase impunito, ovvero Luigi De Matteis e Biagio Toma.  “Il cerchio è stato chiuso dai carabinieri del Ros, guidati dal colonnello Paolo Vincenzoni, con il coordinamento investigativo del pm Capoccia che a distanza di anni è tornato a Lecce per completare il lavoro avviato quindici anni prima. E così a fine gennaio 2015 sono scattate le manette. Quindici anni dopo il primo processo, 24 dopo quella terribile notte di sangue.” (Corriere della Sera)

Concorso in duplice omicidio pluriaggravato”. Questa l’accusa.

Nel 2012 ad Angelica è stato intitolato un parco, un centro polifunzionale nato dalla riconversione di un bene confiscato alla mafia: si tratta di un vasto terreno appartenuto a Giorgio Romano, usuraio e manipolatore di aste giudiziarie, ucciso nello stesso parco da una sua vittima nel settembre del 2008. Il centro è a disposizione della collettività e di eventi a sfondo ambientale.

Ma Angelica ha dovuto piangere per 24 anni prima che le venisse resa giustizia, prima che venisse concretizzato l’ omicidio più efferato della SCU salentina e forse il più efferato di sempre. “Chi uccide un bambino spegne il sorriso di una fata” si recita in Peter Pan, ma io credo spenga solamente il cuore di tutti.

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