Il pastore abruzzese, a guardia delle greggi ma anche dei pinguini

Cane forte, fiero, gentile e fedele, dotato di un grande coraggio e un fortissimo senso del dovere, il pastore abruzzese è una possente nuvola bianca che si staglia in contrasto sul verde dei pascoli della Majella e del Gran Sasso.

E’ stato per secoli il compagno dei pastori abruzzesi ed è un cane abituato alla vita dura delle montagne ed alle lunghe marce. Ha uno spiccato senso del territorio che difende con grande determinazione, motivo per cui è stato sempre utilizzato per proteggere le greggi e come cane da difesa della proprietà privata. E’ un cane particolare che segue molto più i ritmi ed i richiami della natura che non i comandi dell’uomo, ragion per cui non rinuncia mai del tutto alla sua libertà e per quanto sia fedele al padrone lo tratta da pari a pari e può decidere, in men che non si dica e senza apparente motivo che non sia quello dell’istinto naturale, di riappropriarsi della sua autonomia e di perdersi libero nei pascoli e nelle montagne.pastneve

E’ di certo un animale che non può essere tenuto al chiuso, ove soffrirebbe infinitamente. Può sopportare di vivere in un grande giardino ma di mala voglia. Ama i grandi spazi e le distese montuose incontaminate.

Il suo istinto predatorio è molto sviluppato ma, secoli di evoluzione lo hanno indirizzato verso la difesa del gregge dall’attacco famelico del lupo, col quale in definitiva vive in simbiosi. Lupo e pastore si presentano come due splendidi animali in continua lotta, la cui esistenza è per entrambi legata alla tutela del territorio dal loro unico nemico naturale: l’uomo!

L’abruzzese è stato importato nei nostri territori dal Medio Oriente. Si è adattato con grande facilità agli aspri e selvaggi ambienti montani ed il colore del suo mantello, bianco candido, lo ha reso molto utile proprio nella difesa contro i branchi di lupi. Anche al crepuscolo è perfettamente visibile, persino nel mucchio che si forma durante le lotte con i cugini selvaggi tanto da permettere ai contadini, se necessario, di non colpirlo per sbaglio.

Il cane da pastore abruzzese è stato determinante proprio nella salvaguardia del lupo abruzzese, infatti la sua efficace difesa delle greggi ha consentito di impedire che i lupi venissero cacciati e ha fatto sì che non fosse necessario per i pastori intervenire con iniziative più invasive.

Essendo un cane possente, arriva a pesare anche 30-50 kg ma nonostante questa mole e pur essendo diffidente con gli estranei non attacca mai se non è strettamente indispensabile.

Qualche anno fa, il suo numero era fortemente diminuito a causa della mania esterofila diffusa tra gli allevatori, che prediligevano crescere razze non autoctone. Oggi, grazie alla passione di tanti abruzzesi, la razza è in ripresa e i cuccioli stanno lentamente aumentando di numero ogni anno.

Uno di questi allevatori, Mario Mariani, così scrive e racconta del pastore abruzzese.

<<“Quanti mesi ha quel cucciolo?” – Quarant’anni – rispondo. E, mentre osservo l’espressione stupita sul volto di chi mi parla, rivedo la mia fanciullezza in quel di Bussi sul Tirino, paesino attraversato dall’omonimo fiume, con le sue purissime, fredde, pescose acque, alle falde del Gran Sasso d’Italia.

In quei luoghi il principe dei cani era il pastore abruzzese o più semplicemente “il cane dei pecorai”.

Il suo intrepido coraggio lo portava a contrastare le razzie dei lupi (allora cuccioli_ridancora molto diffusi su tutto l’Appennino): quindi aveva il rispetto di tutti perchè indispensabile per tutelare l’economia delle famiglie che in maggior parte avevano risorse agro-pastorali.

Nei periodi di transumanza (autunno – primavera), aspettavo che i “cani dei pecorai” comparissero all’orizzonte con lo sgomento di non rivederli ancora, perchè, magari in un combattimento repressivo con i lupi, avessero potuto avere la peggio; ma eccoli di nuovo, con la loro sagoma imponente come la statua del Guerriero di Capestrano, forti nel corpo ma gentili nell’animo.

Si fermavano un attimo, ti guardavano come a dire: “Ti ho riconosciuto; ma il mio percorso è ancora lungo e non mi posso fermare.” Ed io, appagato, pensavo che ci saremmo salutati ancora al loro ritorno verso primavera.

Li immaginavo intatti ed a guardia di quel bel creato. Sempre loro, i bianchi guerrieri. E nel mio immaginario facevano parte dell’Abruzzo come il Gran Sasso, la catena della Maiella, il lago di Scanno, l’altopiano di Campo Imperatore>>.

Il paragone con il fiero Guerriero di Capestrano  splendida scultura in pietra e marmo del VI secolo a.C. conservato nel  Museo archeologico nazionale d’Abruzzo è veramente calzante. L’abruzzese è un vero guerriero!

Il pastore abruzzese sta divenendo famoso in tutto il mondo, creando meraviglia con le sue eccezionali qualità e riuscendo a fornire un contributo fondamentale nella tutela di specie oggetto di progetti di salvaguardia precedentemente falliti.

In Australia la stampa locale, qualche anno fa, ha dato molto risalto alla storia di alcuni cani abruzzesi usati per proteggere una colonia di pinguini.
Questi cani furono introdotti da un allevatore di polli, Allan Swarp, a difesa della sua fattoria. Quando Allan si rese conto della bravura di questi cani nel tutelare gli animali della fattoria, pensò di proporli per quella che poteva essere la più improbabile delle attività, ovvero, difendere la colonia di pinguini a Middle Island di Warrnambool’s.
Le cronache ci raccontano che, all’inizio i cani hanno avuto qualche problema ad integrarsi nel gruppo di pennuti rimediando anche qualche beccata sul muso ma poi, con tempo, sono stati accettati nel gruppo. Pare che a seguito dell’intervento dei pastori abruzzesi, la popolazione di pinguini presenti sull’isola, oramai prossima all’estinzione, a causa delle frequenti incursioni da parte delle volpi, sia notevolmente cresciuta.
Anche in Svezia questi cani sono stati, di recente utilizzati per difendere gli animali da allevamento dagli attacchi dei lupi, mentre in USA, alcuni esemplari stanno facendo un buon lavoro come animali da guardia, divenendo simbolo del fiero e selvaggio Abruzzo.

 

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5 Risposte

  1. Sandro75k ha detto:

    Cosa sarebbero le maremme abruzzesi?

    • Francesca Di Pascale ha detto:

      Hai perfettamente ragione Sandro. Infatti, ho provveduto a eliminare la dicitura aggiuntiva imposta dallo strapotere – pare assurdo, ma presente anche in questo campo – degli allevatori toscopadani

  2. Francesca Di Pascale ha detto:

    Sulla pagina Briganti Facebook, Sandro Capogna lascia anche questo illuminante commento: Abruzzese o maremmano? “Il Tipo Maremmano

    Questo cane è, malgrado il nome, anch’esso originario dell’Abruzzo da cui probabilmente ha avuto origine.
    Pur essendo di taglia non eccessiva è molto più aggressivo degli altri soprattutto con le persone.
    Questo cane, molto simile al tipo di Pescocostanzo, ha avuto origine da alcuni esemplari che i ricchi proprietari terrieri Toscani avevano riportato dall’Abruzzo.
    In origine questa razza era formata per lo più da esemplari “scartati” in Abruzzo con taglia piccola ed evidenti macchie color arancio sul pelo.
    Gli appassionati Maremmani seppero però far diventare un pregio quello che per i pastori Abruzzesi era visto come un difetto promuovendo questo tipo di cane da farlo diventare una nuova razza.
    Ma il fascino per gli Abruzzesi era tale che loro non seppero rinunciare ad incrociare con esemplari d’Abruzzo rimescolando le linee e creando un cane molto simile all’originario.
    Fu così che nei primi anni 50 lo standard venne uniformato ed i cani vennero chiamati Maremmani-Abruzzesi.
    Purtroppo la maggior parte degli appassionati che promossero la stesura dello standard erano persone non Abruzzesi che per non penalizzare i loro cani definirono uno standard che poco aveva a che vedere con alcune linee di cani presenti in Abruzzo assai più grandi di quello che lo standard prescriveva.. (Marco Petrella)”..

  3. renato ha detto:

    Ho una coppia, intendo farli accoppiare però ho bisogno di piazzarli, potete aiutarmi ?

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