Il nostro 8 marzo, nel segno delle brigantesse

Tu sei il sorriso di Michela e colpisci il tuo nemico
Col tuo sguardo di pantera ed il tuo sorriso antico
E la sfida che tu lanci come un fiore dal balcone del tuo Sud.

E sei tu che combatti la tua guerra di frontiera
Sei il sorriso di Michela 
E sei tu donna del Sud

E sei tu che difendi la tua terra di frontiera
Donna bianca, donna nera
E sei tu donna del Sud.

Il sorriso di Michela (Eugenio Bennato)

Michelina De Cesare, in costume tradizionale

Michelina De Cesare, in costume tradizionale

Michelina De Cesare

Michelina era nata a Caspoli, in una frazione di Mignano Montelungo, in provincia di Caserta. quella che all’epoca si chiamava Terra di Lavoro. Nel 1861, Michelina era una giovane ventenne e proprio in quell’anno fatidico si sposò, ma il marito la lasciò vedova in meno di un anno. Nel 1862 conobbe Francesco Guerra, ex soldato borbonico che si era dato alla macchia aggregandosi alla banda di Rafaniello. Michelina divenne la sua compagna e secondo taluni lo sposò nel 1863, anche se il matrimonio non risulta registrato. Francesco Guerra, alla morte di Rafaniello nel 1861, divenne capo della banda e Michelina lo affiancò in molteplici azioni. Michelina, tuttavia, non fu mai un gregario ma capobanda essa stessa, rispettata, temuta e di grande, estremo coraggio. Fu protagonista di molte vittoriose incursioni contro l’esercito piemontese. Solo con le minacce e la corruzione il generale Pallavicini di Priola, lo stesso che in seguito catturerà Carmine Crocco, riuscì ad avere la meglio su Michelina. La guardia nazionale, imbeccata da un delatore, intercettò la sua banda nei pressi di una masseria, mentre imperversava un violento temporale. Guerra e Michelina furono crivellati di colpi ed i loro corpi denudati esposti nella pubblica piazza. I cadaveri erano così martoriati da far pensare a lunghe e cruente torture prima del colpo di grazia. La foto di Michelina morta, mostra un viso tumefatto e gonfio che contrasta fortemente con la dolcezza, la bellezza e la determinazione del ritratto con fucile e abito tradizionale che tutti conosciamo. Di questa ultima foto, di recente, è stata messa in dubbio l’autenticità.

Filomena Pennacchio

Filomena nacque a San Sossio Baronia nel 1845 e a a soli 18 anni sposò un impiegato di cancelleria del tribunale di Foggia. L’uomo era violento e geloso e la maltrattava. Filomena, stanca delle percosse e per difendersi dall’ennesima aggressione, lo uccise conficcandogli

Filomena Pennacchio

Filomena Pennacchio

in gola uno spillo d’argento. Fu costretta a darsi alla fuga. La sua bellezza, i suoi occhi scintillanti e le sue nere chiome, oltre al suo coraggio e d alla determinazione, fecero di lei una leggenda tra le bande di briganti a cui si aggregò. Si narra che per conquistarla, Crocco e Caruso duellarono tra loro ma, Filomena non era donna da lasciarsi scegliere. Incontrò il brigante Giuseppe Schievone e divenne la sua compagna di vita e di battaglie. I due amanti furono catturati nel 1864. Schiavone fu fucilato nella piazza di Melfi mentre Filomena fu condannata a 15 anni di lavori forzati. Secondo taluni, la pena le fu commutata perché avrebbe collaborato nella cattura di altre bande di briganti. Della sua vita successiva alla condanna che fu ridotta a 7 anni, non si sa nulla.

 

Marianna Oliviero, detta Ciccilla

Marianna Oliviero, detta Ciccilla

Marianna Oliviero detta Ciccilla

Marianna nacque a Casale Bruzio, in provincia di Cosenza, nel 1841 e viene descritta come una vera bellezza, dalle lunghe chiome nere. Andò in sposa ad un ex soldato borbonico, Pietro Monaco che si era dato al brigantaggio dopo un omicidio. Per qualche tempo, restò al paese attendendo le visite del brigante ma quando seppe che questi aveva avuto una relazione con la sorella decise di vendicarsi. La convocò in casa e la uccise in maniera brutale,  poi abbandonò il villaggio e si unì alla banda del marito di cui assunse, ben presto, il controllo. Catturata dopo la morte del marito, fu condannata a morte ma la sentenza non fu mai eseguita. Si ritiene che sia morta nel forte di Fenestrelle dopo 15 anni di prigionia.

 

 

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2 Risposte

  1. angela ha detto:

    Il costume tradizionale che indossa Michelina De Cesari è l’abito delle donne di Sonnino

  2. Giuda ha detto:

    Non va dimenticato che quella foto (come molte altre) non ritrae certo Michelina in un momento qualsiasi della sua vita. Quelle foto venivano scattate a Roma, nei momenti in cui i briganti erano lì rifugiati, e servivano alla propaganda filoborbonica: più che verosimile, quindi, pensare che i “costumi tradizionali” usati fossero procurati nei modi più disparati, forse addirittura abiti di scena teatrali.
    Agli stesi scopi di propaganda, stavolta antiborbonica, servivano le foto (queste cruente e inumane) scattate dai sabaudi ai cadaveri dei briganti uccisi, messi in posa come fantocci o, peggio, denudati e umiliati come accadde al corpo di Michelina

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