Il Carnevale di Aliano e le sue maschere cornute

“Su una terra remota come la luna, bianca in quella luce silenziosa, senza una pianta né un filo d’erba, tormentata dalle acque di sempre, scavata, rigata, bucata”, su uno sperone argilloso e solitario, sta abbarbicato Aliano, borgo del materano che dai Calanchi domina la Val d’ Agri. Tra i vicoli del piccolo comune Carlo Levi subì il suo confino nel periodo fascista.

“Piccole finestre con occhi maligni sormontano archi immensi come bocche dando agli edifici un’ espressione grottesca, orrida, interrogativa, che riporta al mondo misterioso dei mostri e delle mitiche creature della fantasia”… Aliano, con le sue case antiche piene di mistero che, ferme  in quel muto osservare, donano al borgo un alone magico.

Lo sguardo verso le montagne, il silenzio che giunge dalla valle fanno rivivere streghe, monachicchi, fate e diavoli e in questo luogo, su questa “vecchia nave immobile”, ogni anno rivive un rito antico di rievocazione, una festa primitiva dal richiamo remoto.

“Venivano a grandi salti, e urlavano come animali inferociti, esaltandosi delle loro stesse grida. Erano le maschere contadine . Portavano in mano delle pelli di pecora secche arrotolate come bastoni, e le brandivano minacciosi, e battevano con esse sulla schiena e sul capo tutti quelli che non si scansavano in tempo. Sembravano demoni scatenati; pieni di entusiasmo feroce…”

Così Carlo Levi descriveva in Cristo si è fermato ad Eboli (1945) le Maschere cornute del Carnevale di Aliano, intriso di elementi apotropaici di esorcismo verso il male. I festeggiamenti iniziano con la ricorrenza di Sant’ Antonio Abate il 17 gennaio, giorno dopo il quale gruppi di giovani con maschere demoniache, cornute e spettrali invadono il paese armati del cosiddetto ciuccigno, un manganello flessibile con il quale colpiscono giovani donne, con chiaro riferimento sessuale.

Indossano i “cauzenitt’” (i classici mutandoni invernali), una maglia bianca di lana e dei guanti, sulle spalle portano lo scialle tipico del vestiario femminile, scarponi da campagna ed i classici gambali di cuoio tipici dell’abbigliamento del pastore.  Si cingono trasversalmente con cinte di cuoio dalle quali pendono campanelli di bronzo e paramenti di muli e cavalli; in vita hanno una fascia di crine e sul capo indossano grandi maschere di argilla e cartapesta con nasi sproporzionati, quasi pendenti, e corna davvero lunghe. In cima una gran quantità di penne di carta, perlopiù variopinte.

Osservando le maschere nelle loro fattezze e la loro gestualità, non è difficile notare la somiglianza ad una mandria in movimento, chiaro riferimento alla transumanza e ovvio richiamo alla cultura agro-pastorale in  cui, il carnevale di Aliano, affonda le sue radici. Un rito per esorcizzare il selvaggio e i pericoli che potrebbero portare i pastori ad assomigliare alle bestie con le quali erano in quotidiano contatto; la pantomima, la trasformazione del mostruoso in maschera aiutò i contadini di Aliano a sconfiggere le proprie paure; i campanelli poi, come talismani, con il loro tintinnare contribuiscono a tenere lontano il maligno in un momento fondamentale per l’ agricoltura, in cui si va verso la primavera simbolo della ripresa del ciclo vegetativo.

L’ultima domenica di Carnevale , nella piazza del paese , dopo la consueta sfilata si tiene la “Frase” , una rappresentazione sarcastica in vernacolo in cui si fa riferimento a fatti e personaggi della realtà locale seguita poi da banchetti gastronomici di piatti tipici.

Il giorno del Martedì Grasso avviene l’ ultima grande sfilata. Le maschere avanzano in corteo a grandi salti, assumendo atteggiamenti minacciosi e chiassosi, accompagnate dal suono di organetti e putipù, dal canto e dal ballo delle pacchiane, le ragazze in costume tradizionale del luogo. Le pacchiane rappresentano il tratto animalesco del rito, sono il marcatore delle maschere cornute e non rientrano così, nella rappresentazione scaramantica.

Il corteo procede in questo modo per tutta la serata, fino ad arrivare al municipio e poter concludere la serata tra lazzi e piaceri goderecci a base di Frzzul, sauzizz e rafanata, ovvero  maccheroni corti formati attorcigliando la pasta attorno a un filo di giunco, salsicce di maiale e rafanata, cioè un piatto molto antico cotto al forno, a base di uova, formaggio pecorino e rafano, radice aromatica dal gusto piccante che in questa zona della Lucania cresce spontanea.

Il Carnevale di Aliano è davvero coinvolgente, tanto da non sfuggire nemmeno alla narrazione e al cuore di Levi; qui le azioni e i personaggi non mettono semplicemente in scena, ma sono il carnevale fatto di modelli antichi, di rituali agrari delle origini che ad Aliano sono ancora vivi e reali.

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