I fantasmi di Castel Lagopesole , Potenza

di Daniela Alemanno
Il sole, pian piano, tinge il cielo di rosso. È questo il suo saluto. E lentamente cede la scena alla luna piena. Tinte scure si mescolano insieme, ampie pennellate viola coprono anche le nuvole. Il Castello di Lagopesole è un guardiano solitario che da secoli osserva silenziosamente tutta la valle di Vitalba. Da dietro una delle sue finestre si intravede una luce fioca, una tenda si sposta. Una donna vestita di bianco osserva l’ orizzonte. Poi un pianto. Da lontano all’ improvviso si odono, instancabili, gli zoccoli di un cavallo. Al suo galoppo un uomo con indosso un mantello verde. Vaga inconsolabile nelle campagne circostanti.
Non è la scena di un film, ma si tratta di una leggenda lucana che rivive nelle suggestioni di tutti ed è legata alle vicende di Elena Ducas, di Manfredi, il figlio del grande Federico II di Svevia, e il borgo di Lagopesole, una frazione di Avigliano, in provincia di Potenza.
Quello di Lagopesole può essere considerato l’ ultimo castello edificato da Federico II di Svevia ed appare come la conferma della sua capacità di scegliere luoghi di incomparabile bellezza naturale. Costruito nel 1242 su una roccaforte normanna, domina tutta la sottostante valle di Vitalba, è realizzato in conci d pietra arenaria e conserva ancora oggi la struttura originale.
Tenendo presente il suo amore per la caccia e per la natura, Federico II fece di questo luogo dimora prediletta, il suo albergo di caccia. Castel Lagopesole fu completato solo dopo la morte dell’imperatore, ma evidentemente vi si poteva già abitare perché Federico vi passò anche l’estate del 1250, l’ultima della sua vita. Dalla struttura massiccia, dotato di mura molto alte, il Castello appare come una fortezza inespugnabile; è costituito da una parte più antica sul latCastel-Lagopesole_imagelargeo destro, quella normanna, denominata “cortile piccolo”, sul lato sinistro vi è la costruzione federiciana con il “Salone dell’ Imperatore”, il “Salone della Regina” a cui si accede tramite il cortile maggiore, nel “Salone degli Armigeri” si trova la cosiddetta porta del Soccorso, ovvero un piccolo ingresso nascosto, ma sempre aperto, per permettere ai messaggeri di giungere con notizie magari di attacchi imminenti molto velocemente. Notevole la “Stanza Segreta” in prossimità della torre nord-ovest, così definita perché l’entrata era nascosta da una scala che la copriva.
Il Castello divenne poi la dimora prediletta anche di Manfredi, che privilegiò Lagopesole rispetto alla capitale Palermo e che qui visse con la moglie Elena Angelo Comneno di Epiro, detta anche Elena degli Angeli. Ed è dal ricordo del loro amore felice qui, nel castello lucano, che nasce il racconto, una leggenda triste e di dolore imperituro. E così, quando al tramonto le torri del castello si tingono di rosso e gli alberi sembrano alzarsi a coprire le mura, un pianto struggente squarcia prepotente il silenzio della sera, e guardando la fortezza, tra le bifore antiche, si scorge una pallida figura vestita di bianco vagare inconsolabile per quelle stanze. È Elena degli Angeli, figlia del despota d’Epiro Michele II e di Teodora Petralife che a 17 anni sposò, il 2 giugno 1259, Manfredi di Sicilia, re e poeta, guerriero e colto come il padre Federico II e, in seguito alla morte del marito durante la battaglia di Benevento nel 1266 e la prigionia dei suoi figli a Castel del Monte, fu rinchiusa da Carlo d’Angiò. Nella rocca Elena passò gli ultimi momenti della sua vita, nella totale tristezza, avvolta nello sconforto totale e nel dolore si lasciò morire d’ inedia. Una beffa assurda, perché quel Castello che la vide felice con il suo amato e i suoi figli le ha anche regalato il dolore eterno; la leggenda infatti vuole che Elena non lo abbia mai abbandonato e che ogni notte di luna piena ricompaia e nel pianto aspetti urlante il marito. Ma la leggenda coinvolge anche Manfredi di Svevia che perì durante la Battaglia di Benevento il 26 febbraio 1266, giorno in cui “le milizie siciliane e saracene insieme alle tedesche difesero strenuamente il loro re, mentre quelle italiane abbandonarono Manfredi, che morì combattendo con disperato valore”. La giornata si concluse con un massacro e Carlo I restò padrone del campo. Uno dei suoi soldati uccise Manfredi con un colpo di spada, senza nemmeno riconoscerlo.
Riconosciutone il corpo, fu seppellito sul campo di battaglia sotto un mucchio di pietre da parte degli stessi cavalieri francesi, che ne vollero così onorare il valore.
Da allora, nelle notti di luna piena, Manfredi vaga nelle campagne di Lagopesole, al galoppo di un cavallo bianco e indossando un mantello verde, alla continua ricerca della moglie e dei figli. Ma purtroppo le anime dei due sposi non riescono a scorgersi e saranno destinati per l’ eternità all’ attesa e alla ricerca dei propri cari, condannati alla solitudine e al dolore per sempre.
Una storia triste, ma che potete vivere con spirito avventuriero e impavido andando a visitare il Castello di Lagopesole, magari riuscirete voi a far ricongiungere Manfredi ed Elena …
(Il Castello attualmente è gestito da una cooperativa di sole donne titolare di una concessione, stipulata con il Ministero delle Politiche agricole e forestali www.castellodilagopesole.com/index.htm )

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