Hitler, Corradino di Svevia ed i preti della Madonna del Carmine di Napoli

Era una giornata calda di inizio settembre, a Napoli. I soldati tedeschi della Wehrmacht, di stanza in città, entrarono nella chiesa del Carmine a Piazza Mercato. Avevano ricevuto un ordine perentorio, un ordine diretto emesso da Hitler stesso. La missione era quella di riportare in Germania i resti mortali di Corradino di Svevia, l’ultimo discendente della grande e gloriosa casata dei regnanti Hohenstaufen, nonché nipote del leggendario Federico II, lo Stupor mundi.

Corradino aveva solo 16 anni quando, dopo la sconfitta nella battaglia di Tagliacozzo dell’agosto del 1268, per mano dell’esercito di Carlo D’Angiò contro il quale si era deciso a muoversi per riconquistare il regno perduto da Manfredi a Benevento, fu catturato e decapitato in Piazza Mercato a Napoli, dinanzi alla chiesa del Carmine.

Sua madre Elisabetta giunse a Napoli con una ingente somma di denaro, nella speranza di pagare un riscatto e

Elisabetta saluta Corradino prima della partenza -  Lastra laterale sinistra del monumento funebre

Elisabetta saluta Corradino prima della partenza – Lastra laterale sinistra del monumento funebre

salvare il figlio. Arrivò sul luogo dell’esecuzione troppo tardi. Corradino era morto ed alle sue spoglie non era stata concessa sepoltura, al contrario, erano state trascinate verso il mare e ricoperte di pietre solo grazie alla pietà del popolo. La regina consegnò le sue ricchezze ai frati carmelitani della Chiesa del Carmine affinchè dessero a Corradino degna sepoltura e sollievo alla sua anima. Corradino fu sepolto sotto una lapide che ne ricordava le nobili origini. I preti carmelitani ogni anno celebravano una messa in sua memoria. Nei secoli successivi alla sua morte, Corradino divenne una leggenda. La battaglia di Tagliacozzo fu celebrata anche da Dante nella Divina Commedia. Molti racconti sulla fine di Corradino si diffusero tra il popolo come quello dell’aquila che avrebbe bagnato le sue ali nel suo sangue, per poi volare a Nord. Nel  1847, Massimiliano di Baviera volle erigere, in onore del giovane, un monumento. Una splendida statua ne riprodusse le fattezze e fu realizzata dallo scultore Thorwaldsen. La scultura fu collocata nella chiesa del Carmine ed accolse le ossa di Corradino.

Ma veniamo ai nazisti ed alla “visita” al santuario della Madonna Bruna. Hitler era rimasto affascinato dall’audacia del giovane Corradino che, giovanissimo non aveva esitato a scendere in campo contro l’usurpatore ed era morto gloriosamente. Il Corradino, alto, biondo e con gli occhi chiari era un perfetto esempio di tedesco di razza ariana. I suoi resti erano un importante trofeo da riportare in Germania e da esibire. I nazisti, però, non avevano fatto i conti con la determinazione ed il coraggio dei preti carmelitani.

Quando, entrati in chiesa, chiesero indicazioni sulla sepoltura, non ottennero risposte significative. I nazisti furono condotti sulla lapide che commemorava lo spostamento dei resti prima conservati in una cassa di piombo dietro l’Altare Maggiore, e poi collocati nel monumento funebre. La parola che precedeva “piedistallo” era mancante, il pezzo di marmo che la conteneva era andato perduto ed i preti lo sapevano bene. Non si riusciva a leggere se i resti erano conservati dietro o dentro o sotto “il piedistallo a lui eretto”.

Lapide commemorativa della traslazione delle spoglie

Lapide commemorativa della traslazione delle spoglie

Allora, i tedeschi decisero di andare per tentativi, spostarono la statua dal muro, cercarono sotto al piedistallo, spaccarono le lapidi alla base, forarono anche il pilastro che è dietro la statua ma, non trovarono nulla e andarono via sconfitti ed a mani vuote. I resti erano all’interno del piedistallo dove non pensarono di guardare e dove riposano ancora, cosa che i preti ben sapevano. Non ci fu il tempo di ritentare l’impresa perché pochi giorni dopo quella “visita” e precisamente il 27 settembre 1943, Napoli insorse e cacciò via i nazisti in quattro soli giorni. Quei giorni passarono alla storia come “Le quattro Giornate di Napoli” e la città fu la prima a riconquistare, grazie solo alla propria determinazione e forza morale, la libertà. Ma questa è un’altra storia.

Monumento a Corradino conservato nella chiesa del Carmine, a Napoli

Monumento a Corradino conservato nella chiesa del Carmine, a Napoli

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