Gli admin di Briganti raccontano il terremoto dell’80, per non dimenticare

Il terremoto del 23 novembre 1980 è un ricordo indelebile nella memoria di chi lo ha vissuto.

Chi è sopravvissuto a quella sera ed aveva l’eta per ricordare quanto accadeva, avverte ancora oggi il bisogno, quasi fisico, di raccontare la sua personalissima esperienza della lunga scossa, di narrare quell’interminabile minuto e mezzo e tutto quello che ne seguì.

Alcuni di noi amministratori delrep_ter_80la pagina Briganti, erano bambini quella tragica sera, altri non erano ancora nati o erano appena infanti.

Abbiamo raccolto le nostre storie del terremoto dell’80 per rendere omaggio a chi non ce l’ha fatta, a chi non ha potuto raccontare, in memoria dei nostri morti e di chi perse tutto quello che aveva.

“35 anni fa il terremoto dell’80. Io vivevo a Tricarico, a una cinquantina di km dall’epicentro. Ho lucidissimo il ricordo. Eravamo a casa, io con i miei fratelli e mia madre. Mio fratello Gianluca aveva la febbre a 40. Guardavamo “Mi chiamo Mork” in TV. Ad un tratto se ne va il quadro della tv ed inizia a cadere tutto in casa. Mia madre avvolge mio fratello in una coperta e scappiamo fuori. Lì la scena più terrificante, la piazza di Tricarico che oscilla come se fossero rami al vento! Non cancellero’ mai dalla mia mente certe immagini, la sensazione del fred
do di noi bimbi, le urla della gente ed altro ancora!! Per fortuna oggi siamo qui!” – Il Brigante Lucano

“Avevo 7 anni, ma il terremoto è uno dei miei ricordi d’infanzia più nitidi. Io e le mie sorelle, più piccole di un anno, ci stavamo preparando per la notte, stavamo guardando i cartoni animati alla tv e mia madre ci aveva preparato tre tazze di latte, come spesso faceva la sera. Mio padre non c’era, era al partito per una delle sue riunioni politiche. Come sempre, avevo indugiato ad indossare il pigiama e nel momento della scossa, violentissima, avevo infilato solo il sopra. Ricordo che il latte fuoriusciva dal bordo delle tazze appoggiate sul tavolo, ora da un lato, ora dall’altro, seguendo il movimento oscillatorio di tutto quello che ci circondava. Mia madre agì d’istinto, ci prese tutte e tre in braccio e con la forza della disperazione, fece tre piani di scale senza fermarsi. Non era possibile aprire il cancello di ingresso del palazzo perché era mancata la corrente. Uscimmo in strada dalla porta del garage di cui, per fortuna, avevamo una chiave a portata di mano. Ricordo le urla di mia nonna e dei vicini ed il
freddo pungente di fine novembre. Poi, tutto si tramutò in una sorta di gioco, di festa collettiva di quartiere, con fuochi improvvisati e ripari di fortuna, allestiti in tutta fretta. Eravamo bambini, non avevamo la percezione dell’immensa tragedia vissuta da chi non ce l’aveva fatta e da chi aveva perso tutto.” (FDP)

“Avevamo trascorso la domenica dagli zii ed io avevo da ultimare i miei compiti per la scuola, dopo circa un mese avrei compiuto otto anni. A un tratto ebbi l’impressione che tutto cominciasse a ruotare ed a scivolare via mentre udivo un rombo spaventoso. Provai ad alzarmi ma ricaddi sulla sedia; mia madre che intanto aveva capito cosa stava accadendo, mi disse che era il terremoto e avremmo dovuto scappare. Percorrevo il corridoio della Fate-Presto-630x863mia casa ondeggiando come sul ponte di una nave in balìa delle onde. Mio padre ci fermò sull’uscio di casa dicendoci di aspettare la fine della scossa prima di scendere attraverso le scale. (Abitavamo al terzo piano di un palazzo di sette piani). Quando la scossa finì, mio padre ci disse di scendere di corsa e raggiungere il centro della piazza in cui abitavamo così da essere distanti dagli edifici circostanti; lui, che camminava con l’ausilio delle stampelle, ci comunicò che avrebbe atteso la completa evacuazione del palazzo prima di raggiungerci. Cominciai a scendere le scale con il terrore che potessero crollare, intanto dai piani superiori arrivava un fiume di persone, chi poteva scendeva i gradini a due a due, a tre a tre….saltando da una rampa all’altra. Avevo perso il contatto visivo con mia madre da subito, aveva provato a restare con mio padre che però la immise con decisione nel flusso di persone in fuga. Arrivai in piazza, dopo poco
mi raggiunse mia madre e piano piano vedevo arrivare tutti i visi conosciuti dei miei vicini e mio padre sembrava non arrivare mai. Ma finalmente arrivò. Non dimenticherò mai quei momenti e quelle decisioni sofferte, non dimenticherò mai quell’attesa.” – Vik

“Mio padre era al circolo bocciofilo, mia madre cuciva a macchina nella cameretta, era in ritardo con la consegna, io e mia sorella le davamo una mano, avevamo tirato la tavola con gli accessori vicino al caminetto e guardavamo la tv.
All’improvviso sentii la porta basculante del garage vibrare forte come se la stessero prendendo a martellate ma non riuscivo a capire cosa stesse accadendo, poi mia madre ci sollevò di peso e ci portò fuori. Ricordo l’aria irreale, poi il ritorno di mio padre e la notte in macchina.” (P)

 

 

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