Giovanni Paisiello, “Iddio lo serbi a noi!”

È stato uno dei più influenti compositori d’ opera nel XVIII secolo, uno dei massimi esponenti della Scuola Musicale Napoletana di fine ‘700. Giovanni Paisiello nacque a Taranto il 9 maggio del 1740 e all’ età di 15 anni le sue doti erano già ben note, tanto che venne iscritto al Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli tra i migliori centri di educazione musicale dell’ epoca. Abbandonati gli studi nel 1763, lavorò tra Bologna e Modena dove ottenne un discreto successo con opere come  “La Pupilla” e “Il Mondo a Rovescio” grazie alle quali la fama ottenuta gli valse l’invito a rientrare in capitale, a Napoli, dove compose opere per i due principali teatri cittadini, il Teatro Nuovo e il San Carlo. Per quasi un decennio (tra il 1776 e il 1784) lavorò alla Corte di San Pietroburgo in Russia invitato da Caterina II, grande protettrice delle arti e amante dell’opera italiana. Alla corte russa Paisiello scrisse lavori seri come “Nitteti”, “Achille in Sciro” e “Demetrio”, ma divenne famoso musicando libretti esilaranti e di grande effetto comico come “Il Barbiere di Siviglia” su libretto di Petroschini tratto da Beaumarchais. Quando, nel 1816, Gioachino Rossini scrisse un’opera con il medesimo soggetto ma diverso libretto, con il titolo Almaviva, venne fischiato in palcoscenico; ciononostante, con il titolo modificato, Il Barbiere è oggigiorno riconosciuto come il più grande lavoro di Rossini, mentre l’opera di Paisiello è stata consegnata all’oblio. Paisiello lavorò a Vienne; successivamente si mise al servizio di Ferdinando IV a Napoli, dove compose numerose tra le sue migliori opere, incluse Nina e La Molinara. Nel 1789 compose una Missa defunctorum per il principino Gennaro Carlo Francesco di Borbone, morto di vaiolo nel gennaio di quell’anno;  poi lavorò a Parigi alla Corte di Napoleone per il quale compone la “Messa solenne” e il “Te Deum” per l’incoronazione di Napoleone a Imperatore dei Francesi. Nel 1787, su commissione di Ferdinando I delle Due Sicilie, scrisse e musicò l’ “Inno al Re” che, nel 1816 divenne inno nazionale del Regno delle Due Sicilie.

Giovanni Paisiello

Meriti importanti quelli di Giovanni Paisiello, segni indelebili della sua carriera hanno lasciato tracce fondamentali nell’ opera italiana, eppure, quanto successo a Taranto lo scorso 19 dicembre 2014 è sconcertante e lascia l’ amaro in bocca. Già in stato di totale abbandono, la casa che fu abitata dal Maestro è andata in fiamme. E pare che, a prender fuoco, siano stati cumuli di rifiuti e macerie di mobilia al suo interno. È davvero deludente, triste e oltraggioso tale affronto fatto alla memoria del musicista tarantino. L’ edificio in cui si trova la casa di Paisiello è di proprietà del comune e riversa in stato di totale abbandono, fino ad essere dichiarato inagibile dopo che, la scorsa estate, è stato effettuato lo sgombero della famiglia disagiata che lo aveva occupato. Dopo quel giorno è stato definitivamente murato e con esso, è stato quasi segregato anche il ricordo dei natali che Taranto ha dato a Paisiello.

In qualunque Paese normale quella dimora sarebbe stata giustamente valorizzata, trasformata in abitazione storica, in un museo e resa di pubblica fruizione e invece vi è solo una targa a ricordare chi nacque in quel posto. Una targa per giunta ripulita da un gruppo di giovani volontari coordinati dal comitato di piazza di S. Andrea degli Armeni che, nello scorso settembre, aveva cercato di restituire decoro alla storica dimora del compositore, ripulendola dalla sporcizia depositata a causa dell’ incuria e dell’ indifferenza della pubblica amministrazione.

C’è da dire, però, che il 2016 coincide con il bicentenario della morte del compositore e, a Taranto, si è costituito il Comitato per il progetto Taranto 2016- Anno Paisielliano con lo scopo, oltre di omaggiare Paisiello attraverso manifestazioni durante tutto l’ anno, anche di ottenere la statalizzazione dell’Istituto Superiore di Musica intestato proprio a Giovanni Paisiello a Taranto. Tra gli appuntamenti, un convegno sul ripristino della casa natale del compositore e sulla proposta di fondazione del “Centro di Studi Casa Paisiello”, in collaborazione con il club Lions di Taranto.

Bisognerebbe focalizzare le proprie attività sul recupero di quei luoghi di interesse storico e culturale, volti ad attirare turismo di qualunque tipo. Taranto lotta da anni per ricordare che non è semplicemente una città dalla “vocazione” (imposta) industriale, non è solo siderurgico, ma è storia, cultura, è Taras, è Magna Grecia, è sotterranei, è i due mari, è musica … ed infonde davvero tanta tristezza constatare che un edificio che vide muovere i primi passi di un Maestro compositore come Giovanni Paisiello venga letteralmente tombato dal disinteresse delle Istituzioni Pubbliche.

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