Era il 1944 e la stazione di Balvano diventò un cimitero. La strage dimenticata del treno 8017

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di Francesca Di Pascale

Il treno  a vapore 8017 viaggiava lentamente. Era partito da Napoli e si dirigeva verso Potenza. Era carico all’inverosimile, di padri e madri che si spostavano dalla città di Napoli verso i paesini di montagna della Lucania, alla ricerca di beni di prima necessità, alla ricerca soprattutto di cibo.  Erano gli ultimi anni della grande guerra, era il 1944, la primavera non era ancora giunta e la fame era tanta anche se Napoli era libera perché aveva scacciato i nazisti da sola e, da sola si amministrava, sotto l’occhio vigile degli americani. Padri e madri erano disposti ad un viaggio lungo e scomodo pur di poter tornare, dopo qualche giorno alle loro famiglie con un pezzo di formaggio, dell’olio, delle uova, un po’ di farina, qualche conserva. Tanti avevano affrontato quel tragitto molteplici volte ma, questa non fu come le altre. Il treno viaggiava lentamente perchè era stato preso d’assalto ed era stracolmo, come accadeva a tutti i convogli civili in periodo di guerra e, nonostante, l’intervento degli americani che avevano cercato di disperdere parte dei passeggeri, quando il treno giunse alla Galleria delle Armi, dopo la stazione di Balvano e prima di quella di Bella-Muro in Lucania, nei vagoni scoperti c’erano 650 persone quasi tutti di Napoli e provincia. A Salerno, la linea ferroviaria elettrificata si fermava e si tornava alla trazione a vapore. Il tratto fino a Battipaglia non era elettrificato e lo rimase, badate bene, fino al 1994. La motrice elettrica fu staccata dal convoglio e sostituita da due locomotive a vapore. Dopo di che il treno, ora composto da due locomotive a carbone e 45 vagoni, partì sbuffando. Giunto alla Galleria delle armi le locomotive iniziarono a perdere velocità, anche per via della forte pendenza e dell’umidità che fece slittare le ruote. A metà della galleria lunga due chilometri, il treno si fermò e mentre i macchinisti provavano disperatamente a far ripartire il convoglio, il fumo della combustione a carbone invase l’intero ambiente. I passeggeri erano tutti addormentati, era l’una di notte, ed anche coloro che erano svegli passarono velocemente prima al sonno e poi alla morte. Solo i due ultimi vagoni restarono fuori dalla galleria. Le vittime furono 650, anche se i morti identificati furono solo 517 mentre i feriti, gravemente intossicati furono 90 circa.  Uno dei sopravvissuti, il frenatore del carro di coda che era in uno dei due vagoni rimasto fuori dalla galleria, riuscì dopo essere stato svenuto per ore, camminando lungo i binari ad arrivare alla stazione di Balvano e ad avvisare che c’era un treno pieno di morti fermo nella galleria delle armi. Il numero di vittime fa del disastro di Balvano il più grave incidente stradale nella storia d’Italia ed in generale, una delle stragi più gravi mai avvenute, tuttavia, questo episodio è ben poco conosciuto, non ci sono commemorazioni ufficiali, ben pochi giornalisti ne hanno scritto, ben pochi libri sono stati dedicati alla memoria delle vittime e nessun attore ne ha tratto un dramma da teatro. L’inchiesta, anche quella americana fu rapidamente portata alla conclusione e si parlò di fatalità. Le autorità italiane, in modo estremamente blando, tentarono di attribuire la responsabilità alla qualità del carbone fornito dagli americani che era carico di cenere e di zolfo.  Nessun responsabile, ovviamente. Gli americani, insabbiarono e gli italiani, anche. Il verbale della riunione del consiglio dei ministri del 7 marzo 1944 fu molto chiaro e affermò che quella gente non doveva essere sul treno. Lo aveva fatto di nascosto e a proprio rischio, dunque era colpa sua se erano morta, in fondo erano solo napoletani. Ma alcune indagini della Military patrol americana, subito messe a tacere accertarono che il personale ferroviario aveva chiesto e preteso il pagamento di biglietti per il viaggio. Tuttavia, le voci più infamanti furono quelle che provarono a tacciare le vittime dell’infame marchio di contrabbandieri; erano, invece, madri e padri che avevano accettato di compiere un viaggio scomodo e disagevole solo per assicurare un pò di cibo alle proprie famiglie. Quello che è certo è che la mattina del 3 marzo 1944, sulla banchina della stazione di Balvano erano disposti in fila ordinata oltre 600 corpi che furono solo in parte riconosciuti dai familiari affranti dal dolore e poi, anche in questo caso frettolosamente seppelliti in fosse comuni. Un aspetto che non si è messo abbastanza in evidenza è il fatto che una delle cause del disastro del treno di Balvano fu la sostituzione della locomotiva elettrica nella stazione di Salerno con due macchine a vapore, dalle quali si sprigionarono i gas letali per le 600 vittime. La sostituzione fu necessaria per poter percorrere il tratto dopo Battipaglia che, all’epoca e fino al 1994, non era elettrificato. Tra il 1900 e il 1930 la trazione elettrica si era, invece, già affermata definitivamente sulle linee ferroviarie più importanti del Centro-Nord -Tabella pag. 230 del trattato sull’elettrificazione delle Ferrovie Italiane http://www.aising.it/docs/ATTI%20II%20CONVEGNO/0223-0236.pdf. Dunque è possibile attribuire anche questi morti alla politica di sviluppo duale nord-sud. L’elettricità arriva sulla linea di Battipaglia solo nel 1994, 50 anni dopo la strage. Se le ferrovie avessero avuto uno sviluppo equo sul territorio, questi morti si sarebbero evitati.
La strage di Balvano è la storia di un disastro dimenticato, occultato, mai riconosciuto e a cui si guarda con fastidio. Nessuna lapide per loro, nessuna corona in ricordo, nessuna commemorazione ufficiale, nessuna giustizia, neppure una vera tomba. Tocca a noi ricordare perchè nessun altro lo farà.
“Nessuna Spoon River dei poveri ha mai raccontato le loro storie” Antonio Manzo su Il Mattino del 29 febbraio 2004

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2 Risposte

  1. Brigida Gullo ha detto:

    Ecco il link per il documentario su Balvano andato in onda il 3 marzo scorso su Rai Storia! http://www.raistoria.rai.it/articoli/balvano-il-titanic-ferroviario/29450/default.aspx#.VQISDYHVnaM.twitter

  2. antonio gara' ha detto:

    E una vergogna hanno messo a tacere tanti episodi che potevano e possono fare conoscere la realtà di un meridione totalmente diverso solo per paura di perdere potere e di ridare la memoria e il rispetto dovuto

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