Elvira Notari. Quando il cinema era Donna

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A molti purtroppo sconosciuta, addirittura quasi dimenticata nella sua Salerno. Elvira Notari, nata Maria Elvira Giuseppa Coda, è la prima regista donna italiana nonché una delle prime a livello mondiale, prima autrice cinematografica della storia italiana e fondatrice di una casa di produzione, la Dora Film.

Elvira nacque a Salerno nel 1875 da una famiglia dedita al commercio e, dopo aver studiato alle Scuole Normali (le Magistrali) e svolto un breve periodo di insegnamento, si trasferì a Napoli con la famiglia. Qui conobbe Nicola Notari, suo futuro marito, con il quale nascerà un forte sodalizio che durerà fino alla morte.

La collaborazione tra Nicola ed Elvira inizia nella colorazione delle fotografie e poi dei fotogrammi dei film; ma i coniugi percepirono subito le potenzialità che la città di Napoli offriva, dove il cinema era arrivato già a fine ‘800 e dove i fratelli Troncone, fotografi, avevano aperto la strada verso il documentario con il filmato dell’ eruzione del Vesuvio, uno scoop che nel 1906 fece il giro del mondo. Su questa scia, i coniugi Notari iniziarono a girare dei brevi documentari di circa 10- 20 minuti, una sorta di cinegiornali in cui raccontavano i fatti dell’ epoca usando tecniche pioneristiche per l’ epoca: i fotogrammi venivano colorati singolarmente e a mano oppure a macchina e con tinte uniformi, variabili per ogni scena e in base alle emozioni che venivano espresse; le immagini inoltre erano sempre in sincrono con la musica e il canto (sempre effettuato dal vivo).

Ma la svolta arrivò quando Elvira Notari prese in mano la situazione e divenne lei stessa regista, sceneggiatrice, produttrice della Film Dora, la società sorta nel 1915, che successivamente trasformerà in Dora Film e con la quale inizierà a produrre lungometraggi: la Notari per i propri lavori attingeva direttamente dalle tradizioni e dai vari linguaggi della cultura napoletana, la musica, il teatro, la sceneggiata tanto da essere oramai considerata una precorritrice del Neorealismo.

Elvira era una donna talmente caparbia e dura da essere soprannominata in famiglia “la marescialla”, gestiva in prima persona tutto il ciclo creativo e produttivo del film e aveva un forte spirito imprenditoriale. Per trovare le trame giuste usciva per strada ad osservare la gente, andava alle feste popolari, in tutti i quartieri, studiava i fatti di cronaca e spesso sceglieva attori non professionisti come avvenne per il film Guerra italo-turca tra scugnizzi napoletani  considerato successivamente il progenitore dei lavori neorealistici. Davanti alla sua cinepresa mosse anche i primi passi una giovanissima Tina Pica.

Il suo successo divenne enorme e arrivò ad aprire una sede staccata della Dora Film a New York, nella popolosissima Mulberry StreetManhattan, diretta da Gennaro Capuano, dove i film avevano un notevole seguito presso la popolazione di origine italiana. Girò complessivamente 60 lungometraggi  e un centinaio di cortometraggi e documentari; parlava dei pescatori, della vita nei bassi, raccontava fatti realmente accaduti dai quali nascevano storie di delitti passionali, di gravidanze illegittime, di povertà e disagi sociali facendo appello a tutte le proprie capacità per dare un’ impronta quanto più realistica ai suoi lavori, i quali erano intrisi di sentimento ed emozioni.

Le prime battute di arresto alla propria produzione, Elvira Notari le ebbe con l’ arrivo del Fascismo. Il suo modo di raccontare la realtà per com’ era (anche all’ estero visto la sua popolarità) confutando l ‘ idea di un’ Italia felice letteralmente imposta dal regime fascista, il suo modo di porre al centro delle storie una donna caparbia e ribelle verso le regole imposte dalla società, portarono alla censura. Alcuni suoi film, addirittura, vennero considerati “anti-nazionalisti” e furono totalmente vietati all’ estero; come infatti dichiarò suo figlio Eduardo, «la censura del regime ammetteva la rappresentazione della povertà e degli aspetti più popolari sempre che venisse vista in maniera festosa, allegra, ottimistica».

I tentativi di raccontare la realtà senza incappare nella censura divennero sempre più difficili, tanto che alla fine Elvira rinunciò alla presa diretta in strada e si “accontentò” del metodo americano, con scenografie allestite all’ interno e passò al racconto dell’ alta- borghesia. Il pubblico non apprezzò e bocciò i suoi ultimi lavori. Inoltre, l’ arrivo del sonore e l’ alto costo della nuova industria cinematografica, portarono alla chiusura definitiva della Dora Film. I Notari si trasferirono a Cava de’ Tirreni, dove Elvira morì il 17 giugno 1946.

L’ eredità cinematografica lasciataci da Elvira Notari è grande. E soprattutto all’ epoca non era scontato che una donna riuscisse ad imporsi in questo modo straordinario. Parlava di amore e lo faceva con sensualità, le sue donne erano madri, ma anche ribelli, inseriva il melodramma, ma riuscì a fare di più arrivando al realismo crudo, mettendo nei suoi lavori immagini di corpi martoriati dall’ ignoranza, ma anche dalla povertà. E riusciva ad arrivare alla gente in modo assurdamente convincente; memorabile l’ episodio durante la proiezioni di ‘Nfame  al cinema Vittoria di Napoli, quando uno spettatore sparò alcuni colpi di pistola sullo schermo per uccidere il ‘cattivo’.  Il film ebbe una tenitura di ben 32 giorni con circa 6.000 presenze.

Di tutta la produzione dei Notari oggi restano tre film conservati nella Cineteca nazionale di Roma: E’ piccerella (1922)‘A santanotte (1922), Fantasia ‘e surdate (1927).  La Library of Congress include nella Library’s paper print fragment collection copie di A Piedigrotta.

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Una risposta

  1. antonio ha detto:

    complimenti per l’articolo molto interessante!

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