E Manfredi di Svevia fondò Manfredonia sui resti dell’ antica Siponto

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In principio era Siponto. Una città davvero antica, sorta addirittura durante l’ età del rame dell’ era neolitica. La tradizione vuole che la sua fondazione sia legata alla mitologia, e vuole che sia l’ eroe omerico Diomede ad averla creata. Figlio di Tideo e Deipile, dopo la conquista di Troia decise di rientrare in Italia dove fondò varie città, come Vasto, Andria, Brindisi, Benevento, Ariano Irpino, Canosa, San Severo, Venasio, Venafro, Arpi e, per l’ appunto, Siponto.

La città fu un importante centro della Daunia, trasformata poi in colonia greca, sannitica e in seguito, conquistata da Alessandro I, divenne colonia romana. Contesa in seguito da Bizantini, Longobardi e Normanni, Siponto divenne luogo d’ incontro fra due mondi, quello latino e greco, in quanto meta di papi e pellegrini che qui si recavano per il culto verso San Michele Arcangelo, ma anche dei bizantini le cui ambizioni andavano via via esaurendosi.

Nel 1223 un terremoto distrusse Siponto. Federico II cercò di ricostruirla aprendo nuove strade, riparando e ricostruendo case. Ma il successivo terremoto del 1255 pose la fine definitiva della città di Siponto, devastata precedentemente, anche dalle incursioni Saracene.

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La tradizione vuole che nel 1256 Manfredi, re di Sicilia e principe di Taranto, giungesse sul Gargano per una battuta di caccia, trovando Siponto distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più adatte all’uso abitativo, in un’area resa malarica dall’impaludamento, decise quindi, di trasferire l’ abitato tre chilometri più su cercando di creare uno dei più importanti centri di governo di tutto il Regno, secondo gli evoluti canoni amministrativi ormai consolidati dal padre, l’imperatore Federico II, e di presidiare il territorio la cui posizione era strategica anche per via della vicinanza all’Oriente bizantino. Al nuovo centro diede il proprio nome: Manfredonia.

La nascita di questa nuova città è un punto di partenza fondamentale nell’ attività di Manfredi: dopo la sua incoronazione, alla fine del 1263, Manfredi vive momenti di respiro, culminanti con il suo matrimonio con Elena d’ Epiro e Manfredonia diviene simbolo e testimonianza concreta del rapporto d’ affetto che lo legò alla Capitanata. La fondazione della città è un vero atto politico, un’ affermazione di forza; ma è anche una scelta economica visto che occorreva anche dotare la lunga Puglia di un secondo porto dopo quello di Brindisi, soprattutto in conseguenza al matrimonio con Elena.

C’è da sempre molta controversia sulla questione delle date, ma è certo che Manfredi chiamò come “commissario pe’ mare e pe’ terra” per la costruzione di Manfredonia, Marino Capece che, riutilizzando i ruderi di Siponto e importando materiale da Schiavona, iniziò la fondazione della nuova città. Manfredi in seguito ottenne, dal Parlamento di Puglia, di poter costruire la città a spese dell’erario reale e della sua cassa privata.

Attraverso il Datum Orte, un atto notarile, la città veniva ufficialmente riconosciuta. Manfredi successivamente affidò i lavori a suo zio Manfredi Maletta.

Come più volte successo nella storia, anche per Manfredonia ci fu il ricorso a formule di esenzione fiscale per poter incoraggiare il popolamento dell’ abitato; ma per la città voluta da Manfredi ci fu un principio fondamentalmente nuovo: nacque, infatti, con uno statuto di porto franco e la sua fortuna si ebbe proprio attraverso la libertà d’ ingresso e di esito delle merci. La sua popolazione crebbe con il trasferimento di abitanti delle vicine città di San Paolo di Civitate, Trani, Carpino, Monte Sant’Angelo, Barletta, Ischitella, Andria e Corato. Sin dalla sua costituzione fu dotata di una zecca che coniò e impresse diverse monete (doppio tarì, dinari d’oro, di rame e di biglione).

Una curiosità sulla fondazione di Manfredonia, vuole che, dopo aver fatto costruire in direzione del mare metà delle mura i fortini, i baluardi e la torre di San Francesco, Manfredi, dopo un lungo periodo di malattia che lo relegò quasi morto a Caserta, tornò a Foggia recandosi spesso presso la “fabbrica” di Manfredonia. Ordinò che si facesse costruire una campana dalla risonanza così forte da potersi sentire “dinto terra” e che potesse avvertire di ogni pericolo se la città fosse stata assalita “mentr’ era così poco habitata”. Provò lui stesso la campana e “perché non suonava abbastanza forte, la fece fondere, aggiungendo più metallo”.

Come afferma Pier Fausto Palumbo ne La fondazione di Manfredonia, come conferma di quanto sostenuto da Fra’ Salimbene, Manfredi ne avrebbe fatto di sicuro la capitale, trasformando Manfredonia in un centro di traffici mediterranei, se il suo governo fosse durato e non fosse deceduto durante la battaglia di Benevento per mano angioina nel 1266, a due anni dall’ inaugurazione solenne del castello e della nuova città.

 

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