D’ amore e di briganti

un romanzo di Cristiano Parafioriti

Capitolo 6 (segue a http://briganti.info/d-amore-e-di-briganti-4/ )

IL DIVERSO VANGELO

Il diario nascosto era preceduto, a sua volta, da un breve incipit scritto chiaramente da mano femminile:
Suor Clara Rosa,
Badessa del Convento di Santa Agatha delle figlie di Santa Clara de Assisi che sta in terra di Galati, all’alba di questo nuovo anno Domine 1866 qui pone lo scritto che me fu dato a custodia e memoria delle gesta ardue di Giovanni Darco, condannato in contumacia dalle leggi regnicole di brigantag-gio, sedizione e diserzione alla leva, di omicidio e furto e rapina in banda già dall’anno 1863 e ancora aspramente ricercato per questi monti e altrove. Come un figlio caro e segreto mi curo di conservarlo a perenne testimonio dei veri fatti che susseguirono e ch’io intesi per diretta parola e financo per bocca di altri così com’accaddero invero e non per quale fu scritto alla storia, tenendo in cuore e in fede di tramandare memoria d’una umana battaglia di un figlio di questa terra di Galati che corag-gioso si oppose all’occupazione nuova di vecchi padroni e che ora financo li nostri sacri voti e le nostre sante ecclesiastiche istituzioni minacciano, senza remora dell’umano giudizio e ancorpiù de quello di Domineddio allo quale si sottoporranno un giorno ineluttabile.
Accadde, dunque, che nel passato anno, intorno alla terza decade di aprile i bersaglieri, posero in affissione per le vie de questa città e di altre dintorno, una grida (7) che annunciava la definitiva libera-zione dei Monti Nebrodi dalla banda del brigante Giovanni Darco che per più di due anni aveva tenuto in scacco i militari del nuovo regno tanto da richiedere la presenza nell’isola di una delegazione del Piemonte. Quel dispaccio, pubblicato in grande dimensione e affisso a mo’ di monito ai muri di tutti i paesi del distretto recitava:

“La delegazione regia pone le proprie congratulazioni all’Arma dei Carabinieri Reali, ai Bersaglieri ed a tutto il popolo fedele e onesto che fin dal nascere della banda scellerata di fuorilegge congiunta al nominato brigante Giovanni Darco e da lui capeggiata, ha posto i propri servigi al Re Sovrano e all’Autorità Costituita. La tenacia ed il valore inestimabile dei militari hanno definitivamente sovrastato la delittuosa masnada annidata sulle alture dei Nebrodi. Si da tempo e clemenza a fuggiaschi e complici di costituirsi disarmati ed in pace sino al termine di giorni 10 dal presente proclama. Elasso (8) infruttuosamente tale termine ed appalesandosi per conto l’inerzia a costituirsi de profughi avanzj di quei malfattori, coloro di essi, che saranno d’appresso arrestati e compitamente condannati soggiaceranno alla pena ca-pitale espiata per pubblica impiccagione.”

Anche fra queste forti e sacre mura arrivò l’eco di quelle parole affisse igualmente all’ingresso della Chiesa Madre e nella notte appresso recitai un viatico in suffragio dell’anima dei morti di entrambe le fazioni. Qualche giorno dopo, allorché all’Assunta (9) si riunirono i canonici di alcune vicine chiese e le acque si erano un poco chetate, si presentò furtivamente al mio cospetto Don Nofrio Cletofonte, arciprete di Nicosia anch’egli aspramente ricercato che, chiedendomi pia udienza (con mia grande sorpresa), mi pose tra le mani questo scritto confermandomi di come io fossi designata da Dio e dall’autore a riceverlo e custodirlo. L’arciprete, solo otto giorni dopo, fu preso dai bersaglieri e fucilato in pubblica piazza con dodici altri ribelli. Vigilai questo libello con gioja e curiosità e lo lessi d’un fiato ne la mia cella. Adesso ch’io temo della mia stessa vita e che sento la fine vicina ho risolto di cautelarlo definitivamente qui, abscondito (10) fra la lettera ai Gàlati, disvelatore della verità de fatti accorsi nella terra di Galàti per come furono in realtà, di una pugnace lotta di libertà, nella speranza ch’un giorno arrivi salvo in mano oneste affinché renda-no finalmente imperituro testimonio della luce del-la verità contro ‘l buio forviante dell’anathema. Mi fu subito chiaro che questo incipit era stato redatto dalla stessa mano che su tutti gli altri tomi aveva apposto la nota manoscritta (Sor Clara Rosa Girgentani Custos Veritatis) e che poi al tomo X aveva indicato la via per disvelare il mistero inserendo quel versetto di san Paolo nascosto dalla cartula. Sor Rosa voleva attirare l’attenzione su quell’opera (la Sacra scrittura giusta la Vulgata) per poi dirigere l’interesse proprio sulla Lettera ai Gàlati e quindi sul diario che ella aveva così sapientemente occultato. M’apparve palese che quel libello fosse stato oggetto di una spietata caccia e mi diedi subito a una famelica lettura. Si trattava, come accennato, di un diario di cui era autore Giovanni Darco (o D’Arco), il brigante a capo della “banda scellerata” oggetto della grida di cui parlava in incipit la suora. Non mi resi subito conto di quale testimonianza io avessi tra le mani. Eppure, per un istante, ebbi le stesse sensazioni e sentii la stessa emozione di quando, da bambino, dopo un’abbondante nevicata, mi apprestavo, con immenso privilegio, a correre per primo sulla neve fresca, soffice e inesplorata. Inoltrandomi nella lettura vi trovai anche delle lettere. Capii leggendole che si trattava solo di copie. V’erano abrasioni e cancellature, esi-stevano termini poi sostituiti con altri, si notavano parti interamente cancellate, altre piccole aggiunte qua e là. Mi parve subito evidente che le lettere recapitate poi al de-stinatario (la nobildonna Eufemia Celesti), fossero ov-viamente ricopiate in bello stile e in altro foglio, tant’è che dopo ogni “brutta copia” notai lo strappo di pagine successive, quelle appunto dove veniva probabilmente trascritta, in bella copia, la missiva. M’apparve sorprendente di come, Giovanni Darco, un brigante datosi gio-vanissimo alla macchia, fosse incredibilmente scolarizza-to. In quell’epoca l’analfabetismo era di regola; molti briganti non sapevano nemmeno leggere le loro taglie né addirittura i loro nomi affissi in qualità di ricercati sui muri delle città e dei paesi. Lui invece mostrava molta padronanza di termini e di pensiero e scoprì in divenire il perché di tale capacità. Durante la mia permanenza a Pa-lermo, Rachele Borghese mi fece recapitare a mezzo pacco espresso un consistente plico contenente un Formolario Generale di tutti gli Atti Giudiziari di Luigi Tirrito edito a Palermo nel 1859, una imponente raccolta di Collezione delle Leggi e de’ Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, emana-ti per la rettifica dei Catasti in Sicilia redatti a Palermo 1856, gli Statuti dell’amministrazione civile in Sicilia del 1857 e soprattutto I proclami del Regno delle due Sicilie conquistato da Garibaldi ed i successivi editti pubblicato dalla Stamperia del Fibreno di Napoli nel 1862. Rachele non riuscì a trovare nulla sulle umane vicende del brigante Giovanni Darco, ma studiare le leggi borboniche e i successivi decreti–prodittatoriali garibaldini mi aiutarono a comprendere il contesto legislativo, sociale e umano entro cui si svolsero quelle vicende.
Incredibilmente, però, la più grande notizia la scovò Calogero Bau. Lo avevo attivato (senza impegno e con poche speranze) nella ricerca di eventuali atti anagrafici riguardanti Giovanni Darco senza potergli offrire alcuna informazione se non il solo nome (era poi quello vero?), e una sera, mentre alloggiavo ancora al Panormos, mi chiamò. Lo aveva trovato! Ci misi un po’ a realizzare. Mi raccontò di aver setacciato tutti i registri dal 1828 in poi e infine, al numero d’ordine cinque del Registro straordinario dei proietti dell’anno 1839 era registrato l’atto di ritrovamento di un infante con delle note manoscritte sul retro ch’ebbe cura di scannerizzarmi e inviarmi via mail.
Lo lessi con famelica brama:

Registro straordinario dei proietti dell’anno 1839
Numero d’ordine 5
L’anno Milleottocentotrentanove il dì trenta del mese di marzo avanti a noi, dott. Michelle Emmanuele Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Galati, Distretto di Patti, Provincia di Messina, è comparsa la signora Anna Guarnera di anni quarantotto di professione levatrice e ricevitrice dei proietti, domiciliata qui in Galati, la quale ci ha presentato un bambino secondocchè abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso fu rinvenuto nella pubblica ruota del quartiere della panetteria, oggi stesso alle ore otto, di cui ignora il genitore e la genitrice. Noi lo abbiamo riconosciuto appena dell’età apparente di poche ore, senza marchi o segni nel suo corpo avvolto in cenci, a cui abbiamo impo-sto il nome di Giovanni D’Arco. La dichiarazione e la presenta-zione anzidetta si è fatta alla presenza di Giuseppe Papotto di an-ni quarantadue di professione calzolaio domiciliato qui in Galati e Giacomo Anzalone di anni trentotto di professione contadino re-gnicolo domiciliato qui in Galati, testimoni intervenuti al presente atto assieme alla signora Anna Guarnera predetta. Il presente atto che abbiamo formato all’uopo è stato iscritto nel presente registro, letto alla dichiarante ed ai testimoni ed indi, nel giorno, mese ed anno come sopra firmato da noi avendo dichiarato i testimoni di non sapere scrivere.
Michelle Emmanuele Sindaco
Giacomo Anzalone testimone
Giuseppe Papotto testimone

Il brigante Giovanni Darco era dunque un trovatello, nato quasi certamente a Galati nella notte del 30 marzo 1839 e depositato nella pubblica ruota. Una serie di brevi note manoscritte nel retro della pagina recitavano:

11 gennaio 1863. Riconosciuto renitente alla coscrizione militare benché non avesse foglio di esonerazione è stato condannato alla pena di anni cinque di galera.
9 giugno 1863. Colpevole di omicidio e costituzione in banda armata, è ricercato per li monti Nebrodi quale brigante nominato Giovanni Darco. Già condannato in contumacia alla pena capitale.

Poi null’altro. Chi aveva apposto quelle brevi note e perché? Qualche funzionario governativo? I bersaglieri? Di certo la grafia non era quella del Sindaco Michele Emmanuele e non v’era scritto null’altro che potesse aiu-tarmi, ma ciò confermava la genuinità di quanto ritrovato e le giuste cautele di suor Clara Rosa nel custodire quel diario in modo tanto accurato e segreto. Il trovatello galatese Giovanni D’Arco era dunque sfuggito alla coscrizione obbligatoria imposta dal governo prodittatoriale e si era dato alla macchia. In poco più di cinque mesi e a soli ventiquattro anni aveva perso un apostrofo ma era divenuto il brigante nominato Giovanni Darco.
Ogni tassello stava andando al suo posto.
L’ultimo giorno lo trascorsi a Galati. Dopo aver fotografato ogni pagina del testo, mi precipitai all’archivio per scrutare dal vivo l’atto di nascita di Giovanni Darco e subito dopo fu mia cura di riporre il tomo contenente il diario nella sua posizione originale. Ebbi un lieve dispia-cere, pensai che fosse inesorabilmente destinato a essere vittima dell’umidità ma prevalse la mia onestà e l’amore per il mio paese.
Ho riportato di seguito quello che mi ritrovai a leggere, scevro da ogni commento e da ogni considerazione. Mi sono limitato solo a dare spiegazione delle parole più difficili e desuete e di smussarne il linguaggio e lo scritto nelle parti più dure. Non mi spiegai allora e non mi spiego ancora oggi da dove mi giunse tale fortuna. Ma affinché io non avessi nulla di cui rimproverarmi, mi sono reso mero esecutore di un ordine che dentro di me ho ritenuto da subito, questo sì, supremo e chiaro: dare luce a questa storia, semplicemente per quella che è stata, esaltarne la verità, purificandola, dopo più di due secoli, dal “diverso vangelo” che ne è stato predicato.
Così come chi l’ha scritto, protetto e custodito avrebbe voluto. A prezzo della propria stessa vita.
Scusatemi fin d’ora se non ci sono riuscito.

7 Bando, editto. Prende il nome dal fatto che esso si facesse, in tempi medioevali “gridare” dai banditori.
8 Trascorso, passato.

9 L’attuale Chiesa Madre di Galati Mamertino appunto dedicata alla Madonna Assunta.
10 Nascosto.


Cristiano Parafioriti è nato a Sant’Agata di Militello (ME) nel 1977. Nel marzo 2014 ha pubblicato la sua opera prima dal titolo “ERA IL MIO PAESE” una raccolta di racconti con a tema le origini dello scrittore ed i ricordi della sua infanzie e fanciullezza tra le mura dell’amato paese Galati Mamertino (ME) che è stato tradotto in 14 lingue. Uno dei racconti dal titolo “Salicaria” ha ottenuto la menzione speciale Concorso Internazionale Artistico Letterario “AMBIART” IV Edizione 2014 ed ha vinto nel dicembre 2015 il secondo premio al XXII Concorso nazionale di poesia e narrativa “Anna Savoia” in San Giovanni In Croce (CR). Nell’ottobre 2015 il racconto inedito “L’amore mezz’ora prima del tramonto” ha vinto il secondo premio al XXII premio letterario nazionale “Danilo Chiarugi” di narrativa indetto dall’associazione culturale Giorgio la Pira di Ponsacco (PS) e nel maggio 2016 ha ottenuto la menzione d’onore al premio letterario internazionale “Novelle in rosa” di Induno Olona (VA). Nel maggio 2016 ha pubblicato la sua seconda raccolta di racconti dal titolo “SICILITUDINE” che è stata tradotta e pubblicata in 7 lingue.
Nel marzo 2019 è stato pubbliacato “D’amore e di briganti”, il suo primo romanzo ambientato in Sicilia nel 1864.


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