D’ amore e di briganti

un romanzo di Cristiano Parafioriti

Capitolo 5 (segue a http://briganti.info/d-amore-e-di-briganti-3/ )

εὕρηκα (ÈUREKA)

Per togliere la cartula senza compromettere la scritta sottostante, pensai a una tecnica particolare. Scaldai un po’ d’acqua in un pentolino e, con un pennello rubato alla mia nipotina, inumidii la superficie del fogliettino. La car-tula aveva dimensioni similari a quelle di quei bigliettini attaccati ai confetti nuziali. Nonostante io sia palesemente maldestro in tutto quello che implica una buona ma-nualità, mi ingegnai con cura a rimuovere quell’aggiunta. Una volta scostato il delicato pezzo di carta, iniziai immediatamente ad asciugare con un phon la superficie scoperta, ancora molto umida, in modo da non far scio-gliere l’inchiostro e vanificare tutto il lavoro svolto (a volte i tutorial di YouTube servono a qualcosa). Ed ecco quello che affiorò:
Sicut prediximus et nunc iterum dico: Si quis vobis evangelizaverit praeter id, quod accepistis, anathema sit. (6)

Non caddi nel tranello di credere che si trattasse solo della pseudopaturnia clericale di una suora di clausura. Avvertii fortemente la presenza di un legame, di un filo conduttore che, attraverso Calogero Bau prima e Bastiano Montagna poi, mi aveva condotto a quel tomo. Trascrissi la frase così per com’era su Google. Sarà stato un metodo spicciolo, dozzinale e poco scientifico, ma alla fine il motore di ricerca assolse appieno al suo compito. L’iscrizione latina era un versetto della Lettera di San Paolo ai Gàlati, la stessa epistola contenuta nella seconda parte di quel tomo. Mi saltò subito all’occhio l’assonanza Gàlati/Galàti.
Cos’era dunque quella frase?
Una rivelazione?
Un monito?
Un indizio?
Oggi la definirei, semplicemente: una porta. La soglia d’ingresso recondita e arcana di una vicenda che, anche oggi, non ho in cuore di definire “tragica” perché sarebbe troppo riduttivo, né “romantica” perché sarebbe poco esaustivo.
Seguendo quell’iscrizione, aprii dunque il tomo all’Epistola di San Paolo Apostolo a’ Gàlati. Ma con mia grande sorpresa le pagine dell’epistola erano mancanti, completamente rimosse. Al posto dell’epistola paolina, con cura e con altrettanta meticolosità, era stato inserito un libello manoscritto. Nella sua conformazione originale, questo libello doveva avere dimensioni leggermente maggiori ma, per camuffarlo meglio all’interno del Tomo X, la suora clarissa ne aveva ridotto le misure tagliando con cura i margini, tanto da farli perfettamente combaciare al nuovo librocontenitore trasformando il manufatto in una sorta di “libro nel libro”. Solo osservando attentamente il dorso del tomo si poteva scorgere quella differenza cromatica fra la prima parte rimasta originale e l’aggiunta successiva, ma io, in questa scoperta, non ebbi alcun merito, poiché solo la fortuna mi permise di far cadere gli occhi su quel libro che, posto alla rinfusa tra gli altri, rivelò quel piccolo, differente particolare.
Quel tomo della Bibbia nascondeva al suo interno un diario manoscritto.
Nei giorni successivi, la lettura e l’analisi di quello che avevo scoperto mi avvinse completamente, fui rigettato anima e corpo nelle vicende che man mano si rivelarono ai miei occhi e, al contempo, mi diedi alla frenetica ricerca di prove, testimonianze, scritti che mi dessero contezza maggiore dei fatti narrati in quel diario. Mi recai più volte all’Archivio di Stato di Palermo, alla Biblioteca Re-gionale, alla Curia Vescovile, tanto da essere costretto a prendere in affitto una camera al B&B Panormos, a pochi passi dal Teatro Politeama. Proprio da lì, mi mossi ogni mattina alla caccia di qualche notizia, di qualche traccia, aggrappandomi alle indicazioni storiche, invero assai povere, presenti all’interno del diario. Rimanevano pochi giorni prima del mio rientro in Lombardia, non ebbi un attimo di respiro. Attivai in breve tempo una vasta rete di ricerche attraverso i miei contatti in materia di libri antichi e di vicende storiche siciliane post-risorgimentali. Ridussi allo strenuo la sopportazione nei miei confronti di Rachele Borghese, giovane titolare de “Le pagine d’incanto” di Chiaramonte Gulfi, un negozio di libri antichi di cui ero e sono affezionato cliente e che in molte occasioni mi aveva rifornito di testi introvabili e curiosi riguardanti la storia siciliana. Confesso timida-mente che stressai la povera Rachele a ogni ora del gior-no e, in qualche caso, anche della notte per avere notizie circa eventuali scoperte bibliografiche in merito. Suscitai (immagino) le ire e le antipatie del giovane sposo cui mi sono ripromesso di regalare una copia di questo testo unitamente a una bottiglia d’olio nuovo delle mie terre a discolpa delle mie pressanti richieste. Affidai l’investigazione informatica invece all’amico fraterno Salvo Lecce che da Milano passò molte notti su archivi on-line, OPAC regionali e servizi interbibliotecari alla ricerca di dati o testi che potessero servirmi. L’incubo tornava. Avevo nuovamente imboccato un sentiero irto di rovi e di ortiche, ma stavolta a inseguirmi non era la rabbia di una scrofa, bensì la sete di verità.
Speravo solo di non scivolare di nuovo, perché sapevo perfettamente quanto fosse viscido il terreno della Storia.

6. “Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qual-cuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Gal 1,9).


Cristiano Parafioriti è nato a Sant’Agata di Militello (ME) nel 1977. Nel marzo 2014 ha pubblicato la sua opera prima dal titolo “ERA IL MIO PAESE” una raccolta di racconti con a tema le origini dello scrittore ed i ricordi della sua infanzie e fanciullezza tra le mura dell’amato paese Galati Mamertino (ME) che è stato tradotto in 14 lingue. Uno dei racconti dal titolo “Salicaria” ha ottenuto la menzione speciale Concorso Internazionale Artistico Letterario “AMBIART” IV Edizione 2014 ed ha vinto nel dicembre 2015 il secondo premio al XXII Concorso nazionale di poesia e narrativa “Anna Savoia” in San Giovanni In Croce (CR). Nell’ottobre 2015 il racconto inedito “L’amore mezz’ora prima del tramonto” ha vinto il secondo premio al XXII premio letterario nazionale “Danilo Chiarugi” di narrativa indetto dall’associazione culturale Giorgio la Pira di Ponsacco (PS) e nel maggio 2016 ha ottenuto la menzione d’onore al premio letterario internazionale “Novelle in rosa” di Induno Olona (VA). Nel maggio 2016 ha pubblicato la sua seconda raccolta di racconti dal titolo “SICILITUDINE” che è stata tradotta e pubblicata in 7 lingue.
Nel marzo 2019 è stato pubbliacato “D’amore e di briganti”, il suo primo romanzo ambientato in Sicilia nel 1864.
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