La Confraternita di Sant’Anna de’ Nationali Lombardi

di Giuseppe Bartiromo

Nel corso dei secoli, la Sicilia e il Sud continentale – ovvero la Sicilia citeriore – furono meta di importanti flussi migratori provenienti dal Mediterraneo e dall’Europa. Tra il XV e il XVIII secolo, in particolare, la città di Napoli fu la destinazione prescelta da consistenti gruppi di migranti provenienti dall’Italia settentrionale e, nello specifico, da Lombardia e Veneto. Attirati dai sostanziosi salari o dalla prospettiva di intraprendere in attività mercantili, uomini e donne, con famiglie al seguito, lasciarono l’area padana, inseguendo il sogno di una vita migliore nel Regno di Napoli. La comunità lombardo-veneta divenne sempre più numerosa, tanto che i suoi componenti crearono un vero e proprio sistema di mutua assistenza, a partire dal 1492.

Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, facciata

Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, facciata

In quell’anno, infatti, i “nazionali lombardi”, avevano chiesto e ottenuto la concessione all’utilizzo di una chiesetta, dedicata a Sant’Anna, situata tra palazzo Ventapane e palazzo Carafa di Maddaloni, da destinare a sede della loro confraternita, che, l’anno successivo, assunse la denominazione ufficiale di Confraternita di Sant’Anna de’ Nationali Lombardi. Nel 1798, in seguito a diversi danni strutturali subiti dalla chiesa di Sant’Anna, Ferdinando IV autorizzò i lombardi a occupare una cappella della splendida chiesa monumentale di Monteoliveto, che, nel 1801, cambiò denominazione, assumendo proprio il nome di Sant’Anna dei Lombardi.

Cappella Piccolomini

Cappella Piccolomini

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