«Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo»

Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.

Peppino Impastato è per me “un’ emozione”. Non so quale. Lo definisco così, perché solo parlare di lui genera in me un tumulto di emozioni, uno stato di una  strana riverenza e di piccolezza nei suoi confronti. Qualche anno fa mi sono spinta fino a Cinisi, volevo andare a casa sua. Vedere con i miei occhi.

Era una calda giornata di giugno e mi sono ritrovata su un ampio vialone di una Sicilia già afosa. Una porticina sul lato destro della strada. Due scalini che portavano sull’ uscio. Ci misi un po’ per entrare.

Casa memoria Peppino e Felicia Impastato non è un museo. È una casa viva, che vive. Per Peppino. Pezzi di vita di un ragazzo atipico, coraggioso. Caso unico nelle lotte sociali contro la mafia. Era nato da una famiglia mafiosa Peppino, ma contro la mafia aveva basato tutta la sua attività politico-culturale. Iniziò nel ’65 aderendo al PSIUP, condusse le lotte dei contadini, dal ’75 svolse attività culturali fondando il gruppo “Musica e Cultura”, nel ’76 fondò “Radio Aut”, una radio libera e autofinanziata con cui denunciò i delitti e gli affari dei mafiosi tra Cinisi e Terrasini, soprattutto del capomafia Gaetano Badalamenti. È famosa la trasmissione “Onda Pazza” con il memorabile monologo sul Maficipio di Mafiopoli. Nel ’78 si candidò alle comunali con Democrazia Proletaria.  La notte tra l’ 8 e il 9 maggio del 1978 venne ammazzato con una carica di tritolo posta sotto al corpo adagiato sui binari della ferrovia.

Aveva 30 anni quando è morto. La stessa mia età di quando quel giorno di giugno, andai fino a Cinisi per visitare casa sua.

Lottò Peppino, nella sua breve e giovane vita lottò contro la sua stessa famiglia, per allontanarsi di 100 passi ancora da quella casa di Badalamenti, ‘u Zu Tanu. Perché 100 sono davvero i passi che separavano le due case. Io li ho fatti.

Allora forza. Conta e cammina. Dai. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto … ottantanove, novanta, novantuno, novantadue, novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua? Ah, ‘u zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! 

Alzato lo sguardo mi ritrovai da sola nei miei pensieri e di fronte all’ abisso che corre tra me e Peppino, al coraggio della sua vita, alla forza del suo carattere, alla grandezza di un ragazzo triste, a volte scoraggiato dalla realtà di cui si trovò a fare parte.

Uno striscione nel giorno del suo funerale diceva «Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo», un impegno duro, difficile, non sempre portato avanti, forse. Ricordiamo sempre Peppino per la forza della sua esistenza, l’ insegnamento che lui stesso ci ha dato pagando con la vita: non possiamo limitarci alla banale frase di circostanza “qua è così e io qua posso stare”. Non chiniamo il capo alla paralisi delle situazioni, ribellarsi è un atto rivoluzionario. Mettiamo quei 100 passi sulle nostre gambe e iniziamo a contare: uno, due, tre …

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

 

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5 Risposte

  1. Cav. Antonio Mazzeo ha detto:

    Un esempio da ricordare…

  2. salvo vitale ha detto:

    Ho inserito la tua bella memoria sul sito http://www.peppinoimpastato.com. Ciao

  3. lucia ha detto:

    Peppino, immagine imperitura di tutti i suicidati di stato e non .
    Un esmpio da seguire, per imboccare la strada giusta.

  4. lucia ha detto:

    non ha bisogno di moderazioni, sono una nonna ottantenne e so quel che dico, penso e sostengo ed insegno ai giovani.

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