Bruno Sammartino, the Living Legend

Nell’ immaginario collettivo il Wrestling è sinonimo di Stati Uniti d’ America, uno sport “spettacolare”, fatto di uomini enormi che ruotano intorno ad un’ industria multimilionaria.

Forse oggi è effettivamente così, ma in pochi sanno che colui che in America chiamano “la Leggenda vivente” il più grande wrestler di tutti i tempi, di quando il Wrestling era uno sport fatto esclusivamente di forza fisica, è abruzzese. Di Pizzoferrato.

Sto parlando di Bruno Leopoldo Francesco Sammartino, classe 1935. Dopo il secondo conflitto mondiale, con la famiglia si trasferì in America, a Pittsburgh, quando aveva 15 anni. Spaesato in un posto straniero, divenne vittima di bullismo e la reazione alla sopraffazione lo fece avvicinare alla lotta libera.  Ufficialmente la sua carriere inizia nel 1959, ma  il 17 maggio 1963, in un Madison Square stracolmo di gente, divenne  Campione del Mondo dei Pesi Massimi (WWWF World Heavyweight Championship), sconfiggendo in soli 48 secondi Buddy Rogers.

Sammartino ha vestito la cintura di campione mondiale assoluto per quasi dodici anni: una prima volta per 2803 giorni di fila, ovvero sette anni e otto mesi, stabilendo il record di “regno più duraturo”, poi fu campione assoluto per altri 1237 giorni, cioè  circa quattro anni. Il lottatore che pose fine al suo secondo regno di campione fu “Superstar” Billy Graham, che lo sconfisse usando le corde illegalmente per guadagnare la vittoria ed il titolo WWWF.

L’ America impazziva (e impazzisce) per lui, definito “The Italian Strongman”, “The Original Italian Stallon” , Sammartino ha portato il sold-out al Madison Garden Square per ben 188 volte, incluso il giorno in cui è stato inserito nella  WWE Hall of Fame. È diventato una leggenda, la più grande leggenda del wrestling professionistico, grazie anche alla sua compostezza, alla sua obiettività nei confronti del business e alla lotta contro droghe e steroidi. In un’ intervista a Stefano Benzi su www.eurosport.com ha affermato: “ Il prowrestling di oggi è completamente un’altra cosa. Ai miei tempi non c’era alcuna storyline si combatteva e basta, il nostro era uno stile asciutto, essenziale, meno spettacolare ma più vero, più realistico e alla fine i match erano estenuanti, faticosissimi. Quando mi sono reso conto che i personaggi che ruotavano attorno al wrestling moderno erano completamente diversi da quello che si viveva ai miei tempi e che offrivano arene piene di famiglie e di bambini, che il linguaggio era molto forte e che alcune parti narrative finivano per distogliere l’attenzione da quello che era il match, ho capito che questa evoluzione non mi piaceva. E poi c’era il doping… Io sono sempre stato lontano da quella robaccia: mi sono allenato per anni come un mulo, e ancora oggi mi tengo in forma. Il doping è un cancro e per il wrestling è stato un grave problema per molto tempo. È per questo che nonostante i tanti inviti ho sempre voluto restare lontano dai richiami del business”.

Considerando le sue opinioni in merito al wrestling moderno, inizialmente Sammartino era riluttante ad accettare la Hall of Fame, così ha iniziato a controllare lui stesso  la serietà dei test con cui viene effettuato il wellness program. Solo in seguito ha accettato.  La consacrazione all’immortalità avviene il 6 Aprile 2013 proprio al Madison Square Garden che lo vide campione svariate volte; l’America si ferma ad applaudire il 78enne in splendida forma Bruno Sammartino, introdotto nella Hall of Fame WWE e annunciato sul palco da Arnold Schwarzenegger. La Leggenda vivente ricorda anche in quell’ occasione le sue origini, mai abbandonate, gli sforzi fatti dai propri genitori, i sacrifici, l’ umiltà mantenuta.  Sammartino ritornava ogni anno a Pizzoferrato, dal 1965 ininterrottamente. Aveva alle spalle una storia  di successi ottenuta con dedizione, sofferenza, orgoglio e molta dignità e solo le sua capacità di riscattarsi rimanendo ancorato alle proprie origini lo hanno reso “The Living Legend of Professional Wrestling”.

Bruno si è spento a  Pittsburgh, il  18 aprile 2018 a 82 anni. La notizia è stata diffusa dal World Wrestling Entertainment, che sul proprio sito ufficiale lo definisce «il campione WWE più longevo e più amato».

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