Sole, Luna e Talia. Le origini de La Bella Addormentata.

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L’ infanzia di ognuno di noi è legata ad una favola. Più o meno romantica, magari avventurosa o del tutto fantastica. Storie di regni fantastici, in mondi paralleli dove magia, amore e bellezza regnano sovrani; racconti scritti per mano di penne sapienti che hanno unito alla fiaba la morale, il finale con ammonimento per insegnare la vita a tutti i bambini. Storie come Cenerentola, La Bella addormentata o Raperonzolo sono così famose da slegarsi dal loro autore originario ed essere associate ad un certo … Walt. E non solo nella loro versione animata, anche nei rifacimenti cinematografici.

Ma andando a scavare più a fondo, oltrepassando con attenzione la linea di separazione tra il nostro mondo e quello delle fiabe, raggiungendo quei palazzi del Regno di Molto molto lontano possiamo scorgere un’ insegna che non è scritta in americano, e nemmeno in francese o tedesco. E nemmeno in italiano. La fiaba parla napoletano.

Racconti che hanno ispirato Cenerentola o La bella addormentata sono contenuti ne Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille di Gianbattista Basile (Giugliano in Campania, 15 febbraio 1566 – Giugliano in Campania, 23 febbraio 1632). L’ opera, nota anche come Pentamerone  poiché costituita da 50 fiabe raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni, ebbe pubblicazione  postuma per interessamento della sorella dell’autore.

Era na vota no gran signore, ch’essendole nata na figlia chiammata Talia fece venire li sacciente e ‘nevine de lo regno suio a direle la ventura. Li quale, dapo’ varie consiglie, concrusero ca passava gran pericolo pe na resta de lino: pe la quale cosa fece na proibizione che dintro la casa soia non ce trasesse né lino né cannavo o autra cosa semele, pe sfoire sto male scuntro.
Ma, essenno Talia grannecella e stanno a la fenestra, vedde passare na vecchia che filava; e, perché n’aveva visto mai conocchia né fuso e piacennole assai chello rocioliare che faceva, le venne tanta curiositate che la fece saglire ‘ncoppa, e, pigliato la rocca ‘mano, commenzaie a stennere lo filo, ma pe desgrazia, trasutole na resta de lino dintro l’ogna, cadette morta ‘n terra”.

Questo l’ inizio della novella Sole, Luna e Talia di Basile che può dirsi alla base delle moderne versioni che hanno dato origine alla fiaba La bella addormentata così come la conosciamo, inclusa la versione di Perrault, che è del 1697. La fiaba del Basile è un po’ spinta in quanto la bella addormentata è vittima, durante il sortilegio, dello stupro del re protagonista: “All’utemo arrivaie a la cammara dove steva Talia comme ‘ncantata,che vista da lo re, credennose che dormesse, la chiammaie; ma, nonrevenenno pe quanto facesse e gridasse e pigliato de caudo de chelle bellezze, portatola de pesole a no lietto ne couze li frutte d’ammore e, lassatola corcata, se ne tornaie a lo regno suio, dove non se allecordaie pe no piezzo de chesto che l’era socciesso”.

Altra differenza con La bella addormentata è il risveglio della protagonista, che non avverrà per mezzo del bacio del vero amore, ma grazie ai bambini nati in seguito al fattaccio: essi affamati cercano il seno della madre e non trovandolo le succhiano il dito, estraendo così la lisca fatale (Li quale, na vota, volenno zucare né trovanno lo capetiello, l’afferraro lo dito e tanto zucaro che ne tiraro l’aresta, pe la quale cosa parze che se scetasse da no gran suonno e, vistose chelle gioie a canto, le dette zizza e le tenne care quanto la vita).

[Per la fiaba completa http://www.alaaddin.it/_TESORO_FIABE/FD_Campania_Sole_Luna_e_Talia.html ]

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