17 marzo: l’Italia festeggia, noi no!

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di ANTONIO CIANO

17 marzo è festa monarchica, la nostra repubblica la festeggia, NOi Meridionali, No!

Nel 1800 l’Europa intera fu sconvolta dalle stragi dei Drusi contro i Maroniti . L’Europa cristiana reputò quel genocidio come un infame colpo alla libertà religiosa, e alla Patria dei Maroniti assaltata dai Drusi. La risposta della Francia fu unanimamente difesa dall’Europa intera. Per le stesse ragioni si erano difesi i marchigiani e gli abruzzesi contro i barbari piemontesi. Barbari e sgherri ai quali si sono intitolate piazze e strade, scuole ed ospedali, ritenuti eroi dalla monarchia infame che diede loro ordini sacrileghi ed assassini: quella Savoiarda. La nostra repubblica, nata sulle ceneri del fascismo e di casa Savoia, non ha saputo cancellare quella storia infame, non ha saputo cancellare per decreto le leggi savoiarde e fasciste. I francesi hanno senso dello Stato, così gli americani. Festeggiano la loro repubblica, non le monarchie che li tenevano schiavi. Gli italiani non hanno senso patriottico perchè la Repubblica è una falsa repubblica. In Italia, unico paese al mondo. Si festeggia la monarchia e la repubblica. Con la scusa dell’unità d’Italia si festeggia la prima, con la scusa della nascita della repubblica, la seconda: Il 17 marzo e il 2 giugno.Il 17 marzo del 1861 nacque il Regno d’Italia e il 2 giugno la repubblica italiana, quella che, grazie alla morte di 87 mila partigiani e migliaia e migliaia di morti americani, canadesi, australiani, francesi, inglesi si sacrificarono per abbattere la monarchia sabauda e il fascismo. Adesso ,a seguito della legge approvata lo scorso 8 novembre dall’aula del Senato, anche l’Inno di Mameli sarà insegnato a scuola, e sarà celebrata la «Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera» nel giorno del 17 marzo in ricordo della data in cui, nel 1861, fu proclamata, a Torino, l’unità d’Italia. Le lezioni scatteranno già quest’anno, e saranno organizzati “percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare la riflessione sugli eventi e sul significato del Risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale”. Prosegue, dunque, l’opera di indottrinamento, di occultamento e mistificazione della verità storica. Nel 1863, in una seduta segreta della Camera, fu dichiarato: <<Dobbiamo far dimenticare ai meridionali di essere se stessi! Noi li abbiamo salvati, loro non avevano nulla, sono sempre stati poveri ed arretrati>>. Si rimuove la memoria condivisa di un popolo, quello ‘meridionale’, allo scopo di annullarne l’identità, renderlo innocuo, assoggettarlo e uniformarlo alle imposizioni socio-economico-culturali della classe dirigente tosco-padana.
“Per liquidare i popoli si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta” (Milan Kundera). Liquidare il Sud economicamente e asservirlo culturalmente al Nord era un chiaro progetto di Cavour. Un’opera che è stata portata avanti dai vari governanti che si sono susseguiti alla guida del Belpaese: un disonesto mosaico storiografico nel quale adesso anche il governo Monti ha posto la sua tessera.

Ci fanno festeggiare chi ha commesso genocidi e massacri contro il nostro popolo. Ci fanno vivere in strade intitolate ai nostri carnefici: i Savoia, Cavour, Garibaldi, Cialdini, Fumel, De Sonnaz, Quintini, Eleonoro e Gaetano Negri, Ermenegildo Novelli, Ferdinando Pinelli. Quest’ultimo da considerarsi una bestia immonda, un macellaio, un criminale di guerra, un assassino.
In Israele non hanno strade intitolate a Hitler, nè ad Eichman, nè a Kappler. In Italia abbiamo strade e piazze intitolate ai nazisti dell’800, tutti massoni e monarchici. In Italia si sono processati solo i criminali nazisti. Quelli italiani no. Il presidente della repubblica Napolitano ha criticato, giustamente, la Germania per non aver voluto processare qualche criminale ancora oggi rimasto in vita. L’Italia repubblicana non ha processato nessun criminale di guerra fascista o savoiardo. Anzi, al generale Graziani, massacratore di libici ed etiopi, il sindaco di Fumone ha innalzato un sacrario. La regione Lazio governata dalla Polverini (ex fascista) ha mandato anche un esponente alla sua inaugurazione.
Il Giornale di Roma del 30 gennaio del 1860 ci fa sapere di fatti d’arme accadute a Bauco tra le truppe del generale Maurizio De Sonnaz, piemontese
e una piccola schiera di truppe napoletane, che, inseguite, ripararono in quel villaggio in territorio pontificio. Riproduciamo la cronaca del giornale romano:”…Essendo convenuto un corpo di militi napoletani che era riuscito a procurarsi clandestinamente armi e munizioni, eludendo ,il nostro governo per mezzo del conte Carpegna comandante militare nella piazza di Veroli, si era dato premura di far intimare a quel corpo di militi di sciogliersi ed andarsene disarmati; alla quale intimazione si rifiutarono di aderire. Mentre il lodato comandante dava le opportune disposizioni per obbligarli con la forza,una colonna di circa duemila piemontesi con cavalleria e sei pezzi di artiglieria,partita nella notte del 27 al 28 corrente dall’Isola di Sora,territorio del Regno delle Due Sicilie, venne sull’alba del 28 a circondare Bauco e circa le ore otto antimeridiane di quel giorno,lo attaccò con fuoco vivissimo di artiglieria e moschetteria. Gli assediati risposero al fuoco gagliardamente cagionando gravi perdite ai piemontesi in morti e feriti,parte dei quali vennero trasportati all’ospedale di Monte San Giovanni;il perché furono costretti a cessare il fuoco per domandare a Sora rinforzi ed artiglieria di maggior calibro. Intanto un’altra forte colonna di piemontesi di fanteria, cavalleria ed artiglieria proveniente da Isoletta, venne lo stesso dì nel territorio Pontificio ad occupare Ceprano, spiegandosi sopra Strangolagalli; e del pari che altre truppe venute a Favaterra, sembravano mirare a Bauco ,le quali tutte requisirono provvigioni nei diversi paesi anche per le altre truppe che dicevano essere aspettate. Ma invece, all’alba del giorno 29 abbandonarono tutto il paese occupato nel territorio di Ceprano. Con questo riscontro pienamente concorda un altro di Veroli, pur esso in data 29,nel quale è detto come il corpo dei piemontesi, comandato dal Generale De Sonnaz, erasi ritirato alle tre e mezzo pomeridiane del 28 da sotto Bauco,dopo sette ore di fuoco, lasciando le milizie napoletane padrone di quel paese. Il capo di queste ultime,nella sera,diede ad un messo del comandante pontificio della piazza di Veroli, l’assicurazione che Bauco sarebbesi da loro sgombrato nella notte medesima. In Bauco i guasti cagionati dall’artiglieria all’abitato sono di nessuna entità. Nessuno della popolazione, per quanto fin qui si conosce, è rimasto offeso. Da Frosinone viene assicurato che’ a parte di questo fatto d’arme, vi è la pubblica tranquillità, come in altri luoghi della provincia turbata dalle apprensioni e dai pericoli della conosciuta invasione che si ingenerava negli animi.

150 fucilati a Mozzano

La Perseveranza, giornale governativo di Milano ci illustra la barbarie di cui i piemontesi si resero artefici. Non fu la sola. Purtroppo. Una delle centinaia perpetuatasi nel 1860 e dintorni. Il generale Pinelli, uno dei tanti eroi savoiardi medagliati per aver fucilato qualche migliaia di meridionali, è stato il campione di molte efferatezze di cui il Piemonte e l’Italia intera si vantano. Era solo un maledetto criminale, un assassino, un criminale di guerra, un barbaro, esecutore, assieme ad altri generali ed ufficiali del nord, del genocidio del Sud. Tre compagnie del 39° di linea marciarono su Mozzano,villaggio a tre miglia e mezzo da Ascoli. Un migliaio di insorti assaltarono le tre compagnie: usarono pietre, forconi, qualche fucile. I piemontesi persero tre ufficiali ed oltre 80 soldati. Due giorni dopo Il generale Ferdinando Pinelli, famoso per i suoi bandi draconiani, ritornò con l’artiglieria di montagna. Era sua intenzione massacrare la cittadina marchigiana per rappresaglia. Fece bombardare Mozzano, Santo Vito e Rosara. Fuggendo, gli abitanti sfortunati di quei paesi cercarono di difendersi con le poche armi che avevano, ma soprattutto facendo rotolare pietre sulla truppagla piemontese, che ebbe qualche morto e tanti feriti. Cannoni contro le pietre. Bel coraggio! Un altro giornale, il Diavoletto ha descritto meticolosamente ciò che successe: << Il villaggio fu per ordine di Pinelli saccheggiato, ed il maestro ed il curato e due altri individui che erano rimasti rimasti, furono fucilati senza pietà., perchè – secondo Pinelli – in quel paese erano tutti briganti (Capite lettori? i borbonici sono barbari, canaglia ecc.- E Pinelli che massacra senza misericordia, egli è un angelo di bontà, il tipo della civilizzazione , un esempio di umanità). Il fuoco fu appiccato alle case; noi, inebriati dal vino e ristorati dai cibi che vi avevamo trovato,godevamo il piacere di una giusta vendetta, quando fummo assaliti da un grandissimo numero di nemici che con le loro armi e facendo rotolare enormi sassi dalle alture che occupavano,ci fecero patire gravi danni.>> Pinelli, partito da Ascoli con 2000 uomini, saccheggiò e mise a fuoco Mozzano. (Civiltà Cattolica, serie IV, vol. IX, Anno 1861,Pag.485 ).Fece fucilare tutti quelli che volevano scampati alle macerie o che non erano riusciti a fuggire in tempo. Dall’archivio di Via Lepanto a Roma annotiamo la fucilazione di 150 cittadini, chiamati briganti dal generale fellone e criminale. ( Piero Crociani,Guida al Fondo Brigantaggio, anno 2004,pag.41). La barbarie continuò. Il genocidio anche. Il 31 gennaio il generale Pinelli mosse verso i luoghi di montagna, verso i villaggi che ivi si trovavano da secoli alla caccia dei cosiddetti reazionari. Lungo la strada quante chiese trovò, quanti oratori incontrava venivano regolarmente saccheggiati e messi a fuoco, senza riguardo per gli arredi sacri. In meno di tre giorni furono interamente devastati 14 villaggi. Ebbene,queste barbarie venivano celebrate dai giornali governativi come atti di vigore. La Nazione, nel N° 43 del 1861 scrive: << Convoglio di preda e bottino fatto ai briganti in animali e robe>> E le fucilazioni dei prigionieri e le glorie dell’artiglieria che contro i ribelli ha operato efficacemente.
D’altronde, cosa fece il generale De Sonnaz a Sora e a Casamari? Chi non ricorda la fucilazione del cappellano D’Orsi? forse il De Virgili, il macellaio di Gaeta Cialdini, il Curci,il Franchini, il Quintini, il Fumel, il Mezzacapo ed altri assassini lo erano di meno? Il Colonnello Enrico Quintini,come riporta La Nazione di Firenze nel N° 37 del 6 febbraio del 1861, “ne fucilò un cinquanta” . Quintini era il capo delle operazioni militari a Scurcola, dove avvenne uno scontro tra piemontesi e popolazione armata dalla disperazione. Il Monitore Toscano scrive che “ il suolo dentro e fuori Scurcola è coperto di cadaveri…nel corpo di guardia si erano rinchiusi 50 o 60 ribelli…fu sfasciata la porta, furono presi tutti e dicesi saranno tutti fucilati. E così fu. Tutti furono barbaramente uccisi. Il Giornale di Roma del 9 febbraio del 1861 scrive che :<< Il popolo di San Vittorino avendo saputo dell’avvicinarsi delle truppe piemontesi e dell’orribile strage da loro commessi contro il popolo di Pizzoli ,uomini, donne, fanciulli, tutti fuggirono abbandonando le case e gli averi e si ritirarono sulla montagne, ove stettero due giorni ed una notte esposti a tutte le intemperie e ai disagi della stagione, gridando sempre a tutta gola: Viva Francesco II. Vi ritornarono dopo tre giorni, appena i piemontesi l’abbandonarono; trovarono le case saccheggiate, i magazzini sfondati, le masserizie distrutte, e il vino e il grano financo, per bassa vendetta, sparso sulle cantine e sulle strade! Il popolo, alla vista di tante fatiche perdute, si strappò le chiome e gridò con la ferocia dell’anima che si vede tolto barbaramente il pane ai suoi figliuoli il pane : Morte agli assassini…>>.

La Revisione Storica
Molti storici condannano quella che chiamano “Revisione Storica”.La stiamo riscrivendo affondando la penna nei resoconti dei giornali del tempo e negli archivi di Stato, secretati, o tenuti nascosti alla visione dei curiosi. Vorremmo sapere cosa scriverebbero i vari Ernesto Galli Della Loggia, i vari Cazzullo, i vari Stella e Rizzo, i vari De Marco se truppe comandate da Pino Aprile, Antonio Ciano, Gigi di Fiore, Angela Pellicciari, Lorenzo del Boca, Giordano Bruno Guerri, Alessandro Romano, Gennaro De Crescenzo, Nicola Zitara,Eugenio Di Rienzo assaltassero le loro case, le loro città distruggendo ogni cosa, i loro averi, le loro sostanze. Cosa scriverebbero se i nuovi barbari violentassero le loro mogli, le loro figlie? Forse gli scrittorelli di regime non hanno capito che stiamo riscrivendo la storia per dare all’Italia repubblicana coscienza e dignità. Stiamo riscrivendo la storia per dire basta alle consacrazioni di casa Savoia, la più retriva delle monarchie europee. Stiamo riscrivendo la Storia perché l’Italia repubblicana è nata sulle ceneri del fascismo e di casa Savoia. La casta politica non l’ha capito. Ne renderanno conto agli italiani. Noi non abbiamo festeggiato l’invasione piemontese, non abbiamo festeggiato le stragi da essi perpetrate, gli eccidi, la fame che hanno procurato ai meridionali, l’emigrazione biblica a cui sono stati sottoposti. L’economia meridionale, nel 1860 tra le più ricche al mondo, oggi non esiste più. Quella che chiamano economia italiana, in realtà è solo tosco padana: Verde, Bianca e Rossa.
Ma continuiamo a descrivere gli orrori e le stragi commesse da uno dei più feroci criminali di guerra della storia mondiale, il generale Ferdinando Pinelli in quel di Ascoli e dintorni, quando i partigiani di quelle terre si ribellarono in massa all’invasione savoiarda.
La mattina del 12 gennaio del 1861 il generale Pinelli fece uscire 2000 piemontesi dalle caserme di Ascoli. La prima colonna comadata dal Maggiore Ficazzi; la seconda dal colonnello Pallavicini Priola, la terza dallo stesso Pinelli. Dovevano circondare i partigiani che pullulavano nel territorio della Valle Castellana, a quelli che operavano alla sinistra di detta Valle, e soprattutto quelle bande organizzate che operavano sul Tronto. Il Maggiore Ficazzi aveva ricevuto ordini precisi: saccheggio ed incendi, fucilazioni. Dovevano dare una lezione ai “Briganti” Si diresse verso Castel Trosino e arrivato a Santa Ruffina fece incendiare la casa parrocchiale.Di sicuro, Il Ficazzi, aveva ricevuto dettagliati ordini da Pinelli. Incendiare chiese e fucilare i preti. Poi, la colonna mobile del Ficarazzi, proseguendo il cammino fece stragi, compì stragi ed eccidi nefandi. Fucilando tutti gli abitanti che loro ritenevano partigiani, cioè briganti. Una ecatombe. Incendiarono i villaggi di Cesano, Cerqueto, Settecerri, Collegrato,Vignatico, Olmeto, Valzo, Latturo, Basto, Leofara, Macchia da Sole. Ovunque lasciarono macerie, distruzione, morte, corpi mutilati, cadaveri per le strade. Il giorno dopo bruciarono San Vito.
La seconda colonna, comandata dal colonnello Pallavicino Priola, non fu da meno. Salita sul monte di Rosara,cannoneggiò senza pietà con pezzi da montagna i paesi di Coperso, Talvacchia, Funti e Rosara, poi passati per le armi ed incendiati. La colonna di Pallavicini Priola, verso sera ,si diresse in aiuto di Pinelli, che sul ponte di Mozzano stava soccombendo contro i partigiani marchigiani, che, essendo guerriglieri, dopo aver dato una lezione al generale piemontese, fuggirono, come erano soliti fare. La seconda e terza colonna, al comando del generale Pinelli incendiarono i villaggi di Trozzano, di Colonna , Colloto e Cervara. I rastrellamenti erano l’imperativo delle colonne mobili, fucilando e massacrando cittadini inermi.
Torre Santa Lucia fu presa d’assalto da un’altra compagnia di bersaglieri, coperti dai cannoni Stenhops. Fu un massacro. Dopodichè, una volta entrati nel paese, i piumati piemontesi finirono la mattanza. Ermenegildo Novelli, ufficiale piemontese, nelle sue memorie scrisse, vantandosi, che camminando per le pericolose gole di quei monti, sentiva i briganti gridare : “ Fuite, fuite, c’è lu 39, ce lu 40. Il 39° e il 40° di linea bersaglieri. Ermenegildo Novelli, smentendo le statistiche sui briganti ammazzati scrisse :” …nella provincia di Teramo ci siamo fermati fino ai primi di maggio del 1861, perlustrando boscaglie, lottando briganti e facendone prigionieri parecchi, incutendo salutare paura nella parte trista di quei disgraziati paesi…molti briganti erano sconosciuti nei paesi dove venivano giustiziati. Nei primi tempi si prendevano, si giudicavano, si fucilavano, si seppellivano. Qui finiva tutto, e non solo per loro, ma anche per gli altri. Chi li conosceva? Chi sapeva delle loro scellerate azioni? Chi della triste e meritata fine loro? …nessuno…la terra copriva tutto”. Già, nessuno vedeva niente, nessuno osava scrivere niente. Cazzullo, Della Loggia, De Marco ed altri scrittorelli, dovrebbero consultare qualche archivio, o leggere le memorie di questi baldi assassini fatti passare per eroi dalle loro pubblicazioni.
Rimasto padrone del campo, Pinelli ordinò di bruciare tutti i paesi fino ad Acquasanta e di fucilare ogni persona sospetta. Lo erano tutti. Furono bruciati atri 10 paesi. In totale 36.
Nel 2011 il parlamento Tosco- padano instauratosi in Roma, ha fatto festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia. Hanno reso onore a Garibaldi a Marsala, a Pinelli nell’ascolano, a Quintini a Tagliacozzo, a Fumel,a Cialdini,a Ficazzi, a Pallavicini Priola e alle migliaia di ufficiali felloni che hanno massacrato l’Italia intera. Non solo al Sud. Il Presidente della repubblica Napolitano, dimentico che, dal 1943 al 1945, morirono 87 mila partigiani, dimentico che morirono migliaia di canadesi, di americani, di francesi, di australiani, di neozelandesi, di inglesi,di polacchi per liberare l’Italia dalla monarchia e dal fascismo, ha promulgato una legge suicida: Il 17 marzo come festa nazionale. Il 17 marzo del 1861nacque l’autonominatosi Regno D’Italia, mentre i partigiani marchigiani e quelli del Sud, chiamati Briganti, venivano massacrati a migliaia. Giovanni Paolo II ha chiesto scusa agli ebrei, a Galileo, ai musulmani per le crociate. Il Congresso degli stati Uniti ha chiesto scusa agli indiani per le stragi compiute dall’esercito americano nei loro confronti. La regina d’Inghilterra ha chiesto scusa agli indiani, agli irlandesi. Nel 2011 Napolitano doveva chiedere scusa a tutti gli italiani che hanno subito l’aggressione perpetrata da Casa Savoia. E’ stata una occasione perduta. Il Sud resiste ancora.
Vorremmo sapere se Ernesto Galli Della Loggia abbia mai visitato gli archivi di Via Lepanto a Roma. Pare di no. Sfogliando la Busta 27 del Comando della Divisione politica di Chieti, leggerebbe tra le carte che solo nella seconda metà del 1861, i piemontesi uccisero 217 briganti in combattimento e 201 fucilati. Di questi ultimi 141 ad opera del battaglione volontari della Guardia Nazionale e 373 arrestati. Senza contare i briganti uccisi o fucilati,Tanto, “Lì finiva tutto” Lì, nelle boscaglie. Come asserisce Ermenegildo Novelli nelle sue memorie. Nel Teramano, in una settimana fucilarono 526 contadini. L’Ascolano e il Teramano furono desertificate. E si era solo all’inizio.Dal 1861 al 1872 stragi ed eccidi si susseguirono senza soluzione di continuità. Il Sud fu messo a ferro e fuoco. Migliaia di partigiani morirono impiccati, fucilati; a volte sepolti vivi.Altre migliaia morirono nei lager piemontesi. Milioni di persone furono fatte emigrare. Stragi furono commesse anche nel Nord. A Genova nel 1849; a Torino nel 1853 e nel 1864; a Milano nel 1898; a Bronte nel 1860; a Gaeta nel 1860-61; a Montemiletto, a Barile, a Vieste, a Sant’Eramo in colle, a Gioia del Colle, a Spinelli, e in altre cento città del Sud. In Sicilia a Castellammare del Golfo furono trucidati centinaia di renitenti alla leva; a Palermo ,nel 1866 massacrarono oltre diecimila palermitani. Ecco perchè noi meridionali non festeggiamo.

 

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